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Trieste, Depositi Costieri aggiudicata al gruppo abruzzese Tosto

Veduta dal mare della sede della Depositi Costieri Trieste

Non sono giunte offerte migliorative rispetto a quella di 6,4 milioni presentata dall’azienda di Chieti. L’intera posta sarà incamerata dall’Agenzia delle Dogane

TRIESTE Depositi Costieri è stata aggiudicata alla Seastok, una società che fa parte del gruppo Tosto, un’importante realtà abruzzese con il quartier generale a Chieti, operante nei comparti della petrolchimica e dell’energia.

Dal sito aziendale si apprende che il fatturato si attesta attorno ai 110 milioni di euro e che sono quasi 600 i dipendenti. Il gruppo si avvale di due basi portuali, una a Ortona l’altra in Romania sul Danubio.


Si è trattato di un esito prevedibile se non addirittura scontato, perché Tosto aveva presentato al curatore fallimentare Piergiorgio Renier un’offerta pari a 6,4 milioni di euro, migliorativa di 200.000 euro della base d’asta fissata nell’avviso pubblicato a settembre. Qualora si fosse appalesato un concorrente, il competitore avrebbe dovuto alzare l’asticella del 10%, quindi gettare sul green carpet della sfida 7 milioni. Renier aveva comunque spostato il termine ultimo dell’asta dal 30 novembre a ieri l’altro, domenica 13 dicembre. L’intera posta di 6,4 milioni sarà incamerata dall’Agenzia delle Dogane a ristoro delle accise che non erano state pagate dai precedenti proprietari.

Ma le due settimane in più non hanno provocato reazioni nel mercato del settore. I rumors della piazza avevano accreditato fin da subito la candidatura della Tosto a rilevare Depositi Costieri. Luca Tosto, interpellato telefonicamente, aveva confermato la presentazione dell’offerta ma aveva glissato alla domanda sui progetti futuri, riservandosi una risposta post-aggiudicazione: aveva però smentito che tra le opzioni rientrasse la realizzazione di un impianto Gpl. L’imprenditore abruzzese dovrebbe essere a Trieste nei prossimi giorni per chiudere l’operazione con Renier.

Per Depositi Costieri è l’inizio di un nuovo capitolo di storia industriale. L’azienda, che ha sede in via Rio Primario dietro alla Risiera, sorse 34 anni fa al posto del vecchio scalo petroli di San Sabba. Dal 1991 al 2015 venne condotta paritariamente dalla Giuliana Bunkeraggi (famiglia Napp) e dall’Eni. Nel 2017 fu ceduta per 4,5 milioni dai Napp a Life, un’impresa campana, i cui soci Giuseppe Della Rocca, Renato Smimmo, Pasquale Formicola vennero poi arrestati con l’accusa di false fatturazioni e di evasione dell’Iva.

L’inchiesta coinvolse lo stesso Franco Napp, causa il mancato pagamento delle accise sul carburante, accuse su cui l’imprenditore si è sempre dichiarato innocente. La vicenda giudiziaria si era riverberata sull’ex controllante Giuliana Bunkeraggi, costretta al concordato preventivo. Due navi, la sede sociale, le quote di Tami (cordata pubblico-privata che ha la maggioranza di Trieste terminal passeggeri) ancora da vendere. Già alienate invece 8 unità navali alla Ocean e due alla veneziana Petromar. —


 

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