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Porto di Capodistria, i gruisti danno l’altolà all’Ungheria

Il potente sindacato contro l’eventualità di un’intesa fra Lubiana e Budapest per costruire il secondo binario per Divaccia: si teme l’apertura al capitale magiaro

Valmer Cusma
2 minuti di lettura
(ansa)

CAPODISTRIA Un’altra voce si alza contro l’eventualità di un accordo tra il governo sloveno e quello ungherese relativo alla costruzione del secondo binario con Divaccia. È quella del potente Sindacato dei gruisti dell’azienda portuale, che condanna l’ipotesi di cedere a Budapest qualsiasi contropartita per il cofinanziamento dell’infrastruttura ferroviaria. Secondo varie fonti, la contropartita potrebbe consistere nella cogestione del secondo binario e nell’entrata degli ungheresi nello scalo capodistriano. «L’apertura al capitale ungherese - dice il sindacato - metterà in pericolo migliaia di posti di lavoro legati alle attività portuali e a quelle collaterali come logistica, trasporti, spedizioni». Il Sindacato annuncia anche il ricorso a ogni forma di lotta pacifica utile a tutelare i propri iscritti e i dipendenti portuali.

Lo scorso settembre anche il centrosinistra sloveno, all’opposizione, si era duramente opposto al capitale ungherese affermando tra l’altro che un accordo con il premier magiaro Viktor Orbán farebbe lievitare i costi dell’infrastruttura. E il premier sloveno Janez Janša era stato accusato di favorire la colonizzazione della Slovenia e dei Balcani da parte dell’Ungheria.



Il precedente esecutivo sloveno aveva escluso di coinvolgere l’Ungheria nel progetto, e già a fine 2018 Orbán aveva annunciato di voler rinunciare a servirsi di Capodistria, causa i ritardi del raddoppio della linea ferroviaria, dirottando - come poi ha fatto - gli imvestimenti su Trieste: nei prossimi mesi l’impresa pubblica ungherese Adria Port potrà presentare il piano di riqualificazione dell’area ex Aquila a Trieste, dopo aver firmato un rogito da 25 milioni per rilevare le società Seastok e Aquila (ex Teseco), acquisendo una superficie abbandonata di 32 ettari, affacciata sul mare. Intanto però dopo l’insediamento del governo Janša, politicamente allineato con quello di Orbán, Lubiana ha riallacciato i rapporti con Budapest e definito alcuni progetti comuni in campo energetico.

Intanto l’effetto-pandemia sul Porto di Capodistria continua a farsi sentire nel terzo trimestre dell’anno. Nei primi nove mesi i traffici sono calati del 16% rispetto allo stesso periodo 2019, mentre i ricavi delle vendite, pari a 155 milioni di euro, hanno segnato un -11%. I dati sono riportati sul sito web della Borsa di Lubiana. In flessione l’utile operativo con 22 milioni di euro, -44%. Sul calo qui oltre alle minori entrate ha influito il maggior costo del lavoro, con le assunzioni per regolare la posizione deglii interinali. A marzo poi è scattato il pagamento della tassa di trasbordo, in base alla legge sul finanziamento della costruzione del secondo binario.

A Capodistria però gli investimenti non si fermano e a fine anno raggiungeranno i 50 milioni di euro. A oggi si sta costruendo una nuova rimessa da 6.000 veicoli, e in agosto era partito l’ampliamento del Molo I per container. Quest’anno sono stati conclusi due progetti: un nuovo ormeggio per i traghetti e binari aggiuntivi per il terminal automobili. —


 

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