In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

A Trieste le carte dell’ecobonus edilizio mandano in crisi gli archivi

Per ottenere il beneficio l’immobile interessato ai lavori deve avere l’abitabilità e non presentare tracce di abusivismo: le pratiche per il Comune sono triplicate

1 minuto di lettura

TRIESTE L’ottenimento del superbonus/ecobonus del 110%, a coprire gli interventi di riqualificazione edilizia ed energetica, svela un annoso problema organizzativo della macchina comunale, un problema accelerato proprio dalla necessità per i professionisti richiedenti di verificare la documentazione riguardante l’immobile destinatario dei lavori. I numeri sono impressionanti, perché il fenomeno dei bonus fiscali, come è possibile notare dalla quantità di ponteggi in giro per la città, è scoppiato quasi all’improvviso e si è ovviamente riverberato sugli archivi del Comune, quello urbanistico e quello generale, naturali collettori per questo tipo di esigenza amministrativa.

Così le pratiche si sono a dir poco triplicate, gli uffici, vuoi per il torrente di richieste vuoi per le limitazioni da Covid (si riceve su appuntamento, le stanze di consultazione vanno igienizzate, ecc.), faticano ad arginare il pressing dell’utenza. Barbara Bigi, responsabile dell’archivio, stima poco meno di duecento dossier in movimento, tra i lavori già in corso e quelli in attesa di riscontro. I faldoni, relativi all’edilizia privata, si susseguono per qualcosa come 1.197 metri lineari, ma contengono “solo” il periodo 1973-2009, perché, qualora vi sia occorrenza di retrocedere nel tempo, ci sono altre centinaia di metri di materiale da passare in rassegna.

Giulio Bernetti, direttore dipartimentale dell’Urbanistica all’interno della quale c’è uno specifico archivio tecnico, è seriamente intenzionato a farsi sentire dai politici, perché il personale è insufficiente e a maggior ragione il processo di digitalizzazione documentaria va velocizzato, pena l’ira del cittadino-utente che rischia di vedersi sfumare il bonus causa la lentezza delle risposte. «C’è un appalto Consip aperto, utilizziamolo - tuona Bernetti - dobbiamo trovare 150-200.000 euro affinché un’azienda esterna specializzata provveda a informatizzare tonnellate di cartaceo».

Per quanto Bernetti e la Bigi cerchino di coordinare l’attività, la ricerca - sostiene il presidente dell’Ordine degli architetti, Thomas Bisiani - è fatalmente farraginosa tra fonti spezzettate, documenti in parte digitalizzati e in parte no. La questione sta a cuore dei professionisti correlati all’edilizia, perché architetti-ingegneri-geometri debbono verificare la “legittimità” dell’immobile, ovvero l’assenza di fattori di abusività. «La verifica è pregiudiziale - aggiunge Bisiani - perché può mettere in discussione l’erogazione del beneficio, l’Agenzia delle entrate può eccepire a fronte di un apparato documentario carente». Per cui il dialogo con gli archivi municipali è fondamentale.

Bisiani estrae una lettera datata 5 maggio 2020, diretta a Dipiazza, alle assessore Polli e Lodi, a Bernetti. Dà atto al Comune di aver fornito risposte operative ma chiede che «determinate soluzioni debbano diventare strutturali ed essere ulteriormente migliorate a emergenza finita». Presentazione digitale delle pratiche tecniche ancora cartacee, convocazione degli appuntamenti da rendere più flessibile, parziale riattivazione del ricevimento senza prenotazione, riorganizzazione “trasversale” degli accessi alle fonti documentali tra archivio tecnico, archivio generale, “accesso agli atti”. —


 

I commenti dei lettori