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Obbligo di tampone per chi entra in Italia, ma i controlli ai valichi restano un miraggio

Zero presidi delle forze dell’ordine italiane a Rabuiese. Sguarniti i varchi minori come Plavie. Qualche verifica a Fernetti

2 minuti di lettura
Il valico di Plavie completamente sguarnito 

TRIESTE È scattata ieri la stretta sugli arrivi dall’estero decisa dall’ultimo Dpcm. Il provvedimento stabilisce che chi proviene da Paesi dell'area Schengen possa entrare in Italia soltanto dopo essersi sottoposto al tampone, eseguito al massimo entro 48 ore prima dell'arrivo al confine e ovviamente con risultato negativo. Per far rispettare il nuovo obbligo, ovviamente, servirebbero delle verifiche dei requisiti all’ingresso del Paese. Verifiche che però, come emerso chiaramente ieri durante un “mini tour” lungo i valichi, vengono in realtà effettuate “random”.



Nell’ex provincia di Trieste, che conta ben 56 valichi frontalieri, ieri appariva differente la situazione ai due varchi internazionali, Fernetti e Rabuiese. Al valico sull’altipiano carsico, a metà mattina, erano poche le auto straniere in arrivo, soprattutto con targa slovena. E alcune sono state effettivamente rimandate indietro dagli agenti di polizia impegnati nei controlli con un ufficio mobile. «Un presidio attivo sul posto h24 perché – fanno sapere dalla Polizia di frontiera - vista l’importanza del valico sulla direttrice Belgrado-Istanbul».



Ben diversa invece la situazione ai valichi minori in Carso, particolarmente gettonati dagli automobilisti stranieri anche perché del tutto sguarniti di controlli, anche da parte della polizia slovena. La stessa che invece ieri, come nei giorni precedenti, presidiava il valico di Rabuiese all’interno dell’ormai nota tensostruttura. Lì, attraverso un box finestrato, opera il personale addetto alle verifiche dei documenti e dei requisiti per entrare. Inoltre poco prima del gabbiotto è stato posizionato a terra un segnale con la scritta “dogana/douane”. Sul lato italiano, invece, nessun controllo.

«Non presidiamo Rabuiese perché – specificano dalla Polizia di frontiera di Trieste - siamo parte di Schengen e secondo la policy dell’Ue andrebbero eliminati tutti quei presidi che riportano a un posto di dogana. Cosa che noi abbiamo fatto». Ma evidentemente la Slovenia no, e il cartello posto in prossimità della tensostruttura lo dimostra. Intanto, fa sapere il Prefetto di Trieste, Valerio Valenti, «domani mattina (oggi, ndr) si riunirà il comitato per la sicurezza pubblica durante il quale si discuterà della questione».

Va detto che ieri, come nei giorni scorsi, il traffico proveniente dalla Slovenia ha oltrepassato in minima parte il valico di Rabuiese. Decine di automobili con targa slovena KP e numerose con la targa croata di Pola, hanno invece oltrepassato il valico minore di Plavie, come detto del tutto incustodito. Direzione finale, in molti casi, il Montedoro Shopping Center. All’interno del parcheggio al terzo piano del centro commerciale erano presenti infatti numerose auto con targa slovena e, in misura minore, croata. Non parliamo quindi di soli lavoratori transfrontalieri (probabile che qualcuno prima di rientrare a casa decida di fare la spesa in Italia), ma di avventori che senza un minimo di controllo superano il confine e, indisturbati, fanno shopping e gustano un caffè. Va detto peraltro che Lubiana ha inserito l’Italia nella lista rossa, quindi i suoi cittadini sono oggetto di restrizioni al momento del rientro in patria. D’altro canto non va dimenticato che la Slovenia, stando ai dati dei primi otto giorni di dicembre, è il Paese che ha il più alto numero di decessi per 100 mila abitanti al mondo e un rapporto vittime-popolazione quasi doppio rispetto all’Italia. —
 

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