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Slovenia: 66 vittime Covid, tensione nel governo

Nuovo record di decessi. Il ministro della Salute propone un lockdown duro, ma è scontro con il titolare dell’Economia

Mauro Manzin
2 minuti di lettura
(ansa)

LUBIANA Mentre in Slovenia di Covid-19 si continua a morire - 66 le vittime ieri in 24 ore, record dall’inizio della pandemia - e la curva dei contagi non accenna ad arrestare la sua salita - 1.627 i nuovi casi su 6.158 tamponi effettuati, vale a dire che il 26,42% dei testati è risultato positivo - nella capitale Lubiana l’apparato scientifico/politico creato per combattere l’epidemia rischia di esplodere.

Se ad accendere la miccia è stato alcuni giorni fa il professor Mario Fafangel che ha lasciato il Comitato di esperti anti-Covid del ministero della Salute senza voler fornire le sue ragioni pubblicamente, ieri è stato lo stesso ministro della Salute Tomaž Gantar (medico peraltro) a rischiare, con il fuoco della polemica innescata con il collega di governo e responsabile del dicastero dell’Economia, Zdravko Počivalšek, di far saltare in aria tutto il sofisticato sistema trasformatosi oramai in una polveriera dove tutti sono contro tutti.

Secondo il quotidiano Delo, Gantar ha espresso ancora una volta insoddisfazione per la disobbedienza alle sue proposte per frenare l'epidemia e ha indicato la possibilità delle sue dimissioni anche perché non vede la luce alla fine del tunnel, poiché le misure restrittive non funzionano. Il ministro della Salute è già da giorni che morde il freno. Ha visto che i numeri dei contagi non calano, che gli ospedali straripano di pazienti Covid e che le rianimazioni non ce la fanno più a reggere l’urto.

Per scongiurare il collasso del sistema sanitario nazionale ed evitare dunque una vera e propria strage, egli ha proposto di chiudere per due settimane tutte le attività produttive del Paese, tranne quelle di importanza strategica. Insomma un lockdown molto pesante che avrebbe perlomeno scongiurato i contagi sui posti di lavoro che, dopo le case di riposo, sono il vero vulnus dove il virus sta infettando a destra e a manca. Apriti cielo! Il ministro dell’Economia Počivalšek grida all’eresia.

«Dobbiamo semplicemente ammettere che siamo a livello strategico in un vicolo cieco», ha detto il titolare dell’Economia precisando che «abbiamo misure rigorose e il lockdown più lungo nella regione, ma non siamo ancora in grado di ridurre il numero di persone contagiate come vorremmo». «Queste misure sono state inizialmente concepite solo per due settimane, ora però che sono state prolungate nel tempo la nostra economia non sarà in grado di resistere», ha avvertito. Per cui Počivalšek chiede regole di sicurezza sul lavoro precise e con controlli severi da parte degli organi sanitari, ma il tutto con il motore acceso e non spento. Altrimenti la macchina economica della Slovenia rischia di non mettersi più in moto. Con una ventata di populismo si è detto vicino ai piccoli imprenditori e artigiani pronto a operare per garantire i posti di lavoro e la stabilità sociale.

Il ministro della Salute ha incassato però i favori del capo del Consiglio di esperti anti-Covid, Bojana Beović che all’agenzia Sta ha confermato che la posizione di Gantar è stata anche recentemente una delle proposte del gruppo consultivo scientifico di esperti. Sul campo di questa battaglia, oltre ai 66 morti record di ieri, da segnalare il raffronto del direttore del Centro clinico universitario di Maribor, Matjaž Vogrin: nella prima ondata della pandemia il centro aveva trattato 107 pazienti per Covid. Attualmente in piena seconda ondata questi sono già a quota 1.064. Si sta combattendo un’offensiva dieci volte più forte della precedente.

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