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Le festività blindate fanno riscoprire gli alberi di Natale: a Monfalcone è boom di acquisti

Oltre ai vivai il chiosco dei veneti: «Mai venduti così tanti». Un abete argentato reciso o con radici dai 25 ai 100 euro

MONFALCONE Gli alberi di Natale hanno invaso, puntuali, una bella porzione di viale Cosulich l’ultimo giorno di novembre. E subito è iniziato il via vai di monfalconesi e non, sollevati dalla comparsa, puntualissima, della famiglia Porcellato, che da 45 anni arriva dal Veneto nella città dei cantieri nel periodo dell’Avvento con un carico di abeti argentanti e rossi che attendono solo di entrare nelle case per essere decorati e illuminati.



Che la famiglia, titolare di un vivaio nei dintorni di Castelfranco Veneto, ritornasse a Monfalcone nonostante le difficoltà create dalla pandemia non era poi così sicuro. «Ma io ho sempre avuto fiducia che ce la potessimo fare – racconta Pier Giorgio Porcellato, che da 45 anni trascorre buona parte del mese di dicembre in città –, mentre mio figlio Alberto aveva qualche timore in più. Noi veneti, però, siamo una forza».

L’andamento degli affari nella prima settimana di dicembre e in questi giorni del ponte dell’Immacolata gli hanno dato ragione, perché le vendite sono superiori a quelle di 12 mesi fa, quando chi aveva in programma di andarsene in montagna o all’estero all’albero di Natale non ci pensava proprio. Al massimo, come spiega Porcellato, passava in viale per prendere alcuni rami di abete argentato, così da non rinunciare del tutto a un segno di festa, ma niente di più. «Pensavamo di fare tanto meno e invece abbiamo visto tanta gente nuova – dice Alberto Porcellato, al suo 33esimo dicembre monfalconese –. Tanti originari dell’Italia meridionale che, forse, quest’anno non hanno modo di rientrare nel centro di origine, viste le restrizioni, e passeranno le feste di fine anno qui. Insomma, non ci è mai andata così bene». Anche se il meteo, tra bora e pioggia, non è stato decisamente “amico” nell’ultima settimana. «Il brutto tempo ci sta, non è un problema», dicono i Porcellato, che negli anni hanno imparato a convivere anche con il vento.

La spesa media, comunque, non sembra sia aumentata, nemmeno da parte di chi potrebbe permetterselo quanto ad altezze dei soffitti di casa, la cui progressiva riduzione ha “rimpicciolito” gli alberi di Natale. Le dimensioni con gli anni si sono ridotte: da un altezza di 3 metri e passa si è scesi a una di 2-2,50 metri al massimo. I prezzi, rimasti sostanzialmente stabili rispetto al 2019, vanno del resto, per un abete argentato reciso, dai 25 ai 100 euro. La cifra di partenza rimane più o meno la stessa per un abete argentato con radici in vaso, mentre scende per gli abeti rossi, venduti solo con radici, vista la minore resistenza al calore.

«Un albero con radici ha il 70% circa di possibilità di sopravvivere una volta piantato – spiega Alberto –. Nelle abitazioni la temperatura non dovrebbe essere troppo alta per non mettere troppo in difficoltà la pianta, ma ormai è difficile nelle nostre case». Tutti gli alberi che arrivano a Monfalcone nascono e crescono comunque in Veneto. «Era un tipo di coltura che era stato abbandonato e quindi andavamo a rifornirci anche in Austria, dove il trattamento non era proprio eccezionale – racconta sempre Alberto –. Adesso facciamo da soli e, se magari ci manca una misura, chiediamo ai “vicini”».

Gli alberi dei Porcellato approdano anche nella sede dei Vivai Petrini di Ronchi dei Legionari, con cui è in atto da tempo una collaborazione e dove si possono trovare alberi di Natale non solo di grandezza standard, ma anche abeti argentati che superano i 4 metri di altezza. Dallo scorso week end il vivaio di Ronchi è aperto tutti i giorni fino a Natale, offrendo anche il servizio di consegna a domicilio a chi fosse in difficoltà a causa della pandemia. Consegne a domicilio le effettua anche la Floricoltura Pinese di via dei Bagni nuovi, dove c’è solo l’imbarazzo della scelta quanto a Stelle di Natale. —


 

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