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Recovery Fund destinato al Porto di Trieste: la “benedizione” del premier Conte

L'infrastruttura giulana con Genova in cima alla lista degli investimenti per «connettere l’Italia al sistema europeo»

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TRIESTE «Per rendere l’Italia più connessa al sistema dei trasporti europeo, sono previsti interventi per la logistica, la movimentazione merci e l’elettrificazione dei principali porti, a partire da Genova e Trieste». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte conferma l’intenzione del governo di impiegare una frazione del Recovery Fund sullo sviluppo dello scalo giuliano.

Nell’intervista rilasciata ieri, sabato 5 dicembre, da Repubblica, il primo ministro torna sull’impegno assunto dal palco della cerimonia di chiusura di Esof 2020, quando disse che Trieste è luogo ideale per «costruire qualcosa destinato a svilupparsi anche in futuro». Conte colse l’occasione per confrontarsi poi riservatamente con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e il presidente dell’Autorità portuale Zeno DAgostino sugli investimenti necessari per il porto.

Pochi giorni dopo l’Authority presentò a Roma un articolato piano di interventi. Il programma “Adriagateway” vale un miliardo, ma la cifra che potrebbe arrivare a Trieste sarà immensamente più ridotta. L’esplicito riferimento del premier al porto lascia tuttavia immaginare che il coinvolgimento dell’esecutivo M5s-Pd possa rivelarsi importante.

Dalle parti della Torre del Lloyd le bocche restano cucite e la sensazione è che si sia arrivati a una svolta decisiva. Domani Conte presenterà infatti il piano del Recovery Fund italiano al Consiglio dei ministri: «Ci ritroveremo – spiega al direttore Maurizio Molinari – per approvare il budget e tutti gli appostamenti». Sono una sessantina i progetti che hanno superato il vaglio preliminare e che «sono ormai in dirittura finale», precisa Conte, aggiungendo che assumerà direttamente la cabina di regia, affiancato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal collega triestino Patuanelli.

“Adriagateway” si basa sulla cucitura delle diverse linee strategiche immaginate dall’Autorità portuale: ampliamento delle banchine, riduzione di impatto ambientale e aree inquinate, dragaggi, digitalizzazione delle procedure, espansione della ferrovia, collegamento fra interporti, riqualificazione dell’area industriale e della Ferriera, sviluppo di Monfalcone. L’esecutivo si è impegnato con Patuanelli, secondo cui «Adriagateway non è un progetto dell’Autorità portuale ma del governo, che ritiene Trieste porta mediterranea al cuore d’Europa».

Conte sottolinea che al centro del piano italiano sarà posta la transizione energetica e digitale, come prevede la strategia della Commissione europea. E proprio di sostenibilità hanno parlato nei mesi scorsi a Trieste Conte, Patuanelli, D’Agostino e il ceo di Costa crociere Michael Thamm, a margine di Esof.

Uno dei punti forti della proposta dell’Autorità portuale è l’operazione con cui, in collaborazione con Acegas e Terna, l’Ap punta a elettrificare i moli, permettendo alle navi ormeggiate di avere corrente senza tenere accesi i motori a combustibile fossile, con evidenti ricadute su inquinamento e rumore. Il progetto dell’Ap costa 15 milioni, per realizzare sottostazioni elettriche in Porto vecchio, alla Stazione marittima, sulle banchine del Porto nuovo e nelle aree di sviluppo a Est dell’oleodotto. Gli altri 30 milioni serviranno ad Acegas e Terna per incrementare la portata della linea elettrica che collega Redipuglia a Padriciano e rendere più efficiente la rete cittadina. Ne beneficeranno tutte le navi, ma soprattutto quelle da crociera, particolarmente dispendiose in termini di consumi.

A leggere le parole di Conte, potrebbe essere questa la posta in gioco, ma in ballo c’è anche il possibile supporto statale alle operazioni di risanamento dell’area ex Aquila, dove sorgerà un terminal portuale realizzato dal governo ungherese. Risale a pochi giorni fa la lettera scritta a Patuanelli dal ministro degli Esteri Péter Szijjártó, per auspicare l’uso del Recovery Fund a Trieste, dove la messa in sicurezza dei terreni inquinati e l’infrastrutturazione del terminal magiaro costeranno fino a cento milioni. —


 

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