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Inneggiava al terrorismo, irregolare rimpatriato dal Cpr di Gradisca

Il giovane tunisino era già stato ospite del Cpr. A gennaio era evaso. Ora il ritorno in via Udine prima dell’espulsione dall’Italia

GRADISCA Era stato uno dei protagonisti di un’evasione dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, seguita ad una delle violente rivolte di gennaio. E, si è scoperto in seguito, si era radicalizzato al punto da aderire al fondamentalismo islamico. È stato allontanato dal territorio italiano, ma la sua vicenda è transitata per due volte dal “carcere per irregolari” della cittadina isontina. Harat Rhimi, cittadino tunisino di 19 anni, è stato espulso nei giorni scorsi con ordine del prefetto di Padova perché ritenuto vicino al radicalismo musulmano e in passato era già stato allontanato dalla città veneta in quanto irregolare.

Mesi fa gli agenti della Questura patavina, non a caso, lo avevano condotto all’ex caserma “Polonio”. Ironia della sorte, al Cpr erano però scaduti i termini di detenzione, perché, nel frattempo, il suo Paese d’Origine non lo aveva riconosciuto né rivoluto indietro. Una storia come tante. Una volta liberato, e tornato nell’area Euganea dove è stato ospite di vari amici in città e provincia. Da accertamenti effettuati dalla Digos di Padova e dalla Guardia di Finanza, che lo aveva intercettato in un giro di traffico di droga, si è scoperto che il giovane aveva apertamente abbracciato la jihad. A riguardo, del resto, era nel mirino delle forze dell’ordine già dal 2018 per alcuni post inneggianti la “Guerra santa” sui propri canali social.


Secondo gli inquirenti, attraverso l’utilizzo di vari nickname accedeva spesso a siti gestiti da estremisti nei quali prendeva informazioni addirittura su come realizzare esplosivi e armi. Inoltre avrebbe scaricato dai medesimi portali web i sermoni dei predicatori più violenti. Alcuni giorni fa la Polizia ha prelevato Harat Rhimi e lo ha portato prima, di nuovo, a Gradisca – questa volta per davvero la sua ultima tappa italiana –, poi in Tunisia, con il governo nordafricano che questa volta lo ha riconosciuto come proprio cittadino.

Prima di salire in aereo il giovanissimo, che si trovava in Italia dal 2016, ha tentato di ferirsi per accedere all’ospedale, ma il pronto intervento degli agenti lo ha fermato. Non è chiaro se abbia dato vita a comportamenti analoghi anche all’interno del Cpr, dove negli ultimi giorni – secondo quanto riferiscono le associazioni LasciateCientrare e e No Cpr No Frontiere – vi sarebbero stati un paio di tentativi di suicidio, con i trattenuti che protestano per le condizioni di vita all’interno, il freddo e il livello dei servizi sanitari. –

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