La Slovenia resta in lockdown. Arrivano le restrizioni per fasce

Il governo vara un sistema di norme a scaglioni basato su contagi e ricoveri: il Paese è in zona “nera”

LUBIANA Sull’epidemia da Covid-19 il governo della Slovenia non fa sconti. Nessun ragionamento neppure per l’approssimarsi delle festività natalizie. Ieri l’esecutivo ha emanato un piano che prevede 5 fasce temporali ciascuna caratterizzata da due parametri: il numero dei ricoveri e l’aumento medio settimanale dei nuovi contagi. E, visti anche i numeri di ieri con 1.772 nuovi casi su 6.604 tamponi e, quindi, con il 26,8% dei test effettuati che sono risultati positivi, la situazione attuale della Slovenia, in relazione alle nuove fasce, è la peggiore, quella cioè nera con i nuovi contagi (si intende sempre la media settimanale) superiori a 1.350 e i ricoveri superiori a 1.200 (attualmente sono 1.289 di cui 198 in terapia intensiva). «L'assistenza sanitaria opera oramai al limite delle sue possibilità - scrive il premier Janez Janša in un tweet - e solo insieme e con un comportamento responsabile potremo ridurre i suoi carichi di lavoro».

Le altre 4 fasce stabilite sono quella rossa (contagi minori di 1.350 e ricoveri minori di 1.200), quella arancione (contagi minori di 1.000 e ricoveri minori di 1.000), quella gialla (contagi minori di 600 e ricoveri minori di 500 e, infine, quella verde (contagi minori di 300). La fascia nera prevede il mantenimento dell’attuale regime di lockdown e di coprifuoco dalle 21 alle 6. Nella fascia rossa sarà riattivato il trasporto pubblico fino alle 21 e dalle 6 in avanti, apriranno i musei, le librerie, le gallerie d’arte, i parrucchieri, i saloni di manicure e pedicure. Nella fascia arancione ulteriore step di ammorbidimento delle norme. Riapriranno i meccanici, i negozi, i ristoranti, gli asili, le scuole elementari fino alla terza classe e per gli alunni con particolari necessità, via libera agli sport all’aria aperta, sci compreso, sarà ammesso un raggruppamento in luogo pubblico e privato di non più di 10 persone e si potranno attraversare i confini comunali in quelle regioni che rientreranno nei parametri della fascia arancione. Nella fascia gialla sarà permesso anche di andare a scuola agli alunni di tutte le elementari e medie, sarà cancellato senza condizioni il divieto di recarsi in un comune diverso da quello della residenza e sarà annullato il coprifuoco. Infine nella fascia verde saranno tolti tutti i restanti divieti. Saranno valide le norme di una corretta igiene personale e resteranno chiusi i bar, le discoteche e i night.


Chi non vuol sentire parlare di allentamento delle norme anti-Covid resta però il capo del gruppo consultivo del ministero della Sanità, Bojana Beović la quale afferma che «da un punto di vista medico, non può essere suggerita alcuna grande apertura. Tuttavia, se il governo decide di dare disco verde ad alcune attività più sicure, con un rischio noto, ciò è ovviamente possibile». Più apertamente critico il ministro della Salute Tomaž Gantar il quale non è d’accordo sui parametri usati per la suddivisione in fasce. Per il ministro i dati rilevanti e il criterio principale per un possibile allentamento sono il numero di letti ospedalieri occupati e il numero dei ricoveri, nonché le dimissioni per l'assistenza domiciliare.

Nella vicina Croazia intanto, il caso norme anti-Covid sta diventando sempre più solo un caso politico e molto poco medico. I media del Paese hanno immediatamente criticato il governo di non avere un piano preciso in mente mentre la Slovenia si muove in modo chiaro e deciso (riferimento alle nuove fasce appena decise ndr.). Ieri record di nuovi contagi in 24 ore dall’inizio della pandemia nella scorsa primavera. I nuovi casi sono stati 4.534 su 11.166 tamponi effettuati da cui emerge un altro dato molto preoccupante: il 40,6% di coloro i quali sono stati testati è risultato positivo. A fronte di numeri di questo tipo il governo croato nicchia, mentre il ministro della Salute Vili Beroš punta il dito contro le famiglie che non arieggiano le proprie abitazioni, facendo pensare a una prossima chiusura dei centri commerciali e polemizzando con l’arcivescovo di Zagabria Josip Božanić sul numero di 25 fedeli ammessi in chiesa durante le messe. —

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