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Il responsabile della task force sanitaria Barbone: «No margini per cambiare colore in Fvg»

Fabio Barbone

Il professor Barbone durante l’audizione in Terza commissione del Consiglio regionale: «Non siamo ancora in una fase di superamento della seconda ondata». Nel territorio di Asugi attivati, alla Rsa Mademar, altri 75 posti letto per infetti 

Il professor Fabio Barbone: "Non abbiamo superato ancora la seconda ondata"

TRIESTE Non ci sono i numeri per passare dalla zona arancione a quella gialla e, per Asugi, saranno attivati ulteriori posti letto per Covid positivi. Sono alcuni degli elementi emersi nel corso dell’audizione fiume, chiesta dalle opposizioni per fare il punto sulla pandemia, dei direttori generali delle Aziende sanitarie Fvg nella III Commissione del Consiglio regionale.



Il professor Fabio Barbone, alla guida della task force che si occupa dell’andamento del contagio, ha evidenziato che «non siamo in una fase di superamento della seconda ondata e in questo momento non vedo margini per un passaggio del Fvg da arancione a giallo. Rispetto ad altre regioni siamo in ritardo e registriamo una crescita dei ricoveri. Crescono i contagi nei luoghi di lavoro con oltre 100 focolai». Su classificazioni e relativi colori il vicepresidente Riccardo Riccardi ha aggiunto che «vengono decisi dal governo. Siamo tutti preoccupati a partire dal governatore Massimiliano Fedriga, non dobbiamo essere né superficiali né catastrofisti. Non è un problema di classifiche, sappiamo di vivere una fase di ritardo rispetto ad altre regioni italiane e lo stesso Fedriga ha anticipato la possibilità di introdurre eventuali limitazioni aggiuntive in caso di passaggio alla zona gialla».


Un quadro numerico importante è stato presentato dal direttore generale di Arcs, Giuseppe Tonutti, e da quello sanitario Maurizio Andreatti. «Veniamo – ha spiegato Tonutti – da anni di provvedimenti nazionali che hanno guardato a un efficientamento del sistema sanitario che si è tradotto in un taglio dei posti letto, passati in regione dai 5.317 del 2010 ai 4.353 del 2018, per arrivare ad oggi a 4.750. La riduzione delle risorse, sempre voluta a livello nazionale, ha portato anche all’impossibilità di aumentare il personale. Il sistema comunque ha retto».



Un passaggio c’è stato anche sui vaccini antinfluenzali: «A oggi – così Andreatti – abbiamo consegnato 352 mila dosi a cui se ne aggiungono 32 mila pediatriche che stanno per arrivare. Devono essere registrate e inoculate 90 mila dosi, senza quelle abbiamo raggiunto la soglia del 59% dello scorso anno. Le aziende farmaceutiche hanno quindi soddisfatto la richiesta necessaria a garantire la copertura del 75% degli aventi diritto. Abbiamo chiesto altri 60 mila vaccini, auspichiamo di riceverne qualche migliaio».

La direttrice della Direzione regionale Salute, Gianna Zamaro, ha evidenziato che in questa seconda ondata non c’è stato il lockdown: «In estate, mentre lavoravamo alla programmazione, ci siamo trovati ad affrontare i contagi di rientro dai Paesi esteri, in particolare dai Balcani. Oggi abbiamo attive 19 Usca (le unità domiciliari, ndr), dovremmo averne 25, paghiamo però limitazioni imposte da norme nazionali: i medici che si iscrivono alle scuole di specializzazione non possono infatti svolgere altre attività». Sul fronte del personale, «la criticità nazionale», Zamaro ha anticipato anche l’introduzione di una figura intermedia tra Oss e infermiere che potrà essere utilizzata nella strutture private. Sul fronte dei posti letto, «quelli delle terapie intensive sono più che sufficienti. Nel corso del tempo invece è stato svilito il ruolo del Dipartimento prevenzione e oggi ci troviamo con le armi spuntate».

Antonio Poggiana, direttore generale di Asugi, coadiuvato dalla direttrice socio sanitaria Maria Chiara Corti e dal direttore sanitario Andrea Longanesi, ha poi risposto ad alcune criticità sollevate dai consiglieri. «Il piano pandemico è stato applicato ed è valido, ha dei limiti sulle previsioni, il bilancio però lo potremo fare solo alla fine. Sul fronte delle case di riposo abbiamo trasferito oltre 150 ospiti e stiamo cercando ulteriori strutture. La Rsa Mademar metterà a disposizione 75 posti letto per positivi. Abbiamo chiuso un accordo anche con una casa di riposo pubblica per 50 posti dedicati a soggetti negativizzati. Sul fronte del personale, da inizio pandemia, abbiamo assunto 487 unità di cui 119 medici, 5 biologi, 238 infermieri, 41 tecnici, 67 Oss e altre figure. Non sono ancora sufficienti e stiamo continuando nella ricerca». Nessuna criticità invece sui Dpi mentre ci sono stati dei ritardi nell’analisi dei tamponi a causa dei macchinari che hanno avuto dei problemi legati all’attività intensa. «Oggi ne processiamo 2.700 con punte di 3 mila al giorno – ha spiegato Poggiana –, quando arriverà la macchina promessa due mesi fa dalla struttura commissariale potremo arrivare a 3.500/4.000 tamponi al giorno». Attualmente le sale operatorie sono al 70% dell’operatività mentre Arcs ha parlato di un ritardo negli screening di circa due mesi, facilmente recuperabile. «È evidente – ha commentato la consigliera dem Mariagrazia Santoro – che il Sistema sanitario regionale, pur contando su seri ed esperti professionisti, ha sottovalutato questa seconda ondata». —


 

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