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Dpcm Natale, gli albergatori di Trieste: «Veglione in camera? Ennesima mazzata»

Federalberghi e Fipe contro le ulteriori misure. Lanci: «Di fatto non possiamo lavorare». Vesnaver: «Esercenti inascoltati»

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TRIESTE Una parziale apertura verso i locali, che potranno accogliere i clienti a pranzo a Natale, Santo Stefano, Capodanno e il giorno dell’Epifania, se la regione dovesse rientrare in zona gialla. Niente cene invece il 31 dicembre negli alberghi, che dovranno ricorrere solo al servizio in camera. Le linee del nuovo Dpcm creano nuovi malumori a Trieste e in regione.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Pacchetti speciali in hotel per bypassare il divieto di menù serviti al ristorante]]

Molti ristoratori non sono ottimisti sull’uscita del Friuli Venezia Giulia dalla zona arancione, ma soprattutto ricordano come la chiusura totale al pubblico continui ad essere penalizzante, nel mese più importante dell’anno sul fronte degli affari. «La categoria è allo stremo – spiega Bruno Vesnaver, presidente regionale della Fipe –, sono veramente preoccupato. Le richieste avanzate a livello nazionale cadono nel nulla e il grido di disperazione si fa sempre più forte. Non consentire ai pubblici esercizi di lavorare a regime nel mese di dicembre, ipoteca seriamente anche il 2021, è tutto assurdo, è un accanimento».



«Questo era il mese delle cene aziendali – ricorda Federica Suban, presidente della Fipe di Trieste –, di incassi importanti, ed è tutto sfumato. Il segmento più penalizzato dalla situazione è certamente quello della ristorazione, delle pizzerie, dei pub che anche con un’apertura concessa fino alle 18, in caso di zona gialla, di fatto restano chiusi. C’è poi la questione dello stop agli spostamenti tra i comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno: con chi lavorerà un locale di un piccolo comune? La decisione adottata è discriminante». Insomma, in generale, la critica della categoria è rivolta alla decisione di continuare a limitare il lavoro dei locali.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Fioccano le disdette in montagna. E molti alberghi spengono già le luci]]

E non va meglio sul fronte degli hotel, pure questa categoria è sul piede di guerra dopo il blocco alle cene il 31 dicembre, che dovranno essere servite solo in camera a chi naturalmente avrà prenotato anche il pernottamento. «La situazione è surreale – tuona Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi Trieste –: il governo lascia aperte le nostre strutture ma per chi o per fare cosa? Possiamo anche essere creativi, inventarci formule o sconti, ma poco si può concludere, ed è impensabile lavorare con gli attuali divieti di spostamento. Il rischio è che non sarà più sostenibile andare avanti, penso che i problemi si ripercuoteranno anche sui nostri collaboratori ed è grave. Purtroppo è sempre più difficile, se non impossibile, proseguire nell’attività. La nostra categoria si sente presa in giro, ci dicono di rimanere operativi, forse per non dover poi prevedere anche per noi i ristori, ma di fatto impongono tutta una serie di regole e divieti per i quali, di fatto, non possiamo lavorare». L’ultima tegola è quella del Capodanno. «Abbiamo sempre rispettato le disposizioni di sicurezza finora – aggiunge Lanci –: non si capisce come mai una cena dovrebbe creare criticità. Il veglione nella stanza non ci sembra una misura ragionevole».

Anche sui social le polemiche non si placano e molti ricordano come locali e alberghi abbiano applicato con grande attenzione le linee indicate dall’inizio della pandemia, finendo comunque tra i settori più colpiti dalle restrizioni. E c’è chi si domanda se in vista delle prossime festività verranno predisposte verifiche e soprattutto rafforzati i controlli, in particolare a Capodanno, considerando che, tra coprifuoco, spostamenti vietati e ristoranti chiusi, più di qualcuno ipotizza come il vero rischio sarà rappresentato dalle feste private. —


 

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