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Sciate vietate sotto le feste, la rivolta degli operatori turistici Fvg

Sciatori sul Lussari

Da Pramollo a Sappada, operatori turistici in ginocchio: «Lo stop degli impianti fino all’Epifania uccide il settore»

TRIESTE Natale e Capodanno con impianti sciistici chiusi i in Friuli Venezia Giulia e nel resto d’Italia. Piste sicuramente aperte invece in Austria, che però imporrà a chi entra nel Paese di osservare un periodo di quarantena, e operative forse anche in Slovenia, dove il governo proprio in queste ore sta decidendo se allentare l’eventuale e lockdown aprendo hotel e impianti. Alla fine insomma l’auspicata intesa a livello europeo sulla stagione invernale non si è raggiunta e ogni governo ha preso decisioni diverse.



Roma intende optare per la linea dura, come anticipato ieri al Senato dal ministro della Salute Roberto Speranza, con la chiusura di funivie e piste sicuramente fino al 6 gennaio, divieti di spostamenti verso le località di vacanza a ridosso del 24 e 25 dicembre e del primo gennaio e obblighi di quarantena per chi esce e rientra dall’Italia.

Ma la conferma delle misure arriverà solo oggi (giovedì 3 dicembre) con la pubblicazione del nuovo Dpcm. «In questo momento - spiega l’assessore regionale al Turismo, Sergio Emidio Bini - servono due tipi di ragionamento: da un lato quello economico, dall’altro quello legato alla salute.

Ora deve prevalere la grande responsabilità da parte di tutti per contenere la pandemia. Il governo ha deciso di tenere tutto chiuso nonostante i tentativi da parte delle Regioni di alleggerire le misure. Il Comitato tecnico scientifico ha preferito infatti indicare lo stop totale. Da parte mia non posso che essere dispiaciuto, ma sono anche responsabile nel dire che queste sono decisioni prese per il bene dei cittadini. Giusta anche la scelta di imporre la quarantena per chi va all’estero: spero comunque sia un numero contenuto di persone. Ci aspettiamo comunque un intervento importante a livello economico per sostenere gli imprenditori del comparto».



Sul fronte degli albergatori della montagna il clima è incandescente. Non è ancora deciso se verrà imposta la chiusura totale. «Ma è chiaro fin d’ora che con queste regole però apriranno solo gli hotel a gestione familiare - spiega Paola Schneider, presidente regionale di Federalberghi -. Ora, o ci daranno dei ristori veri o il settore morirà. Natale e Capodanno valgono un terzo del nostro fatturato. Serve un impegno delle Regioni, in maniera unitaria, verso lo Stato per avere degli aiuti reali perché quelli attuali bastano per pagare una bolletta o poco più».

Un concetto ripreso anche da Livio Fedrigo, titolare delle uniche attività italiane in cima a Passo Pramollo sul confine con l’Austria. «Al momento ho ricevuto 1.500 euro che si sommano ai 1.200 di marzo. È una presa per i fondelli. Ti obbligano a non lavorare e a non incassare. Serve un aiuto serio dal momento che dobbiamo anche pagare le tasse. La scelta di introdurre poi i tamponi in Italia ed Austria avrà ricadute enormi sul fronte economico».

A Nassfeld, meta molto apprezzata dagli italiani, è tutto pronto e le strutture si sono attrezzate con sistemi di istanziamento nelle code, formazione del personale ad e sanificazioni completa di impianti e locali. Anche a Sappada, altra località molto apprezzata dai triestini, la scuola di sci aveva effettuato nelle settimane scorse investimenti importanti.

«Eravamo pronti - spiega Tobia Sperotti della segreteria - con mascherine specifiche, distanziamenti, procedure rigide e sanificazioni. Per noi Natale e Capodanno rappresentano il periodo più importante dell’anno avendo solo quattro mesi di apertura. L’unica speranza è che il sacrificio possa servire per poi riuscire a ripartire da gennaio. Come scuole di sci, inoltre, non sono neanche previsti ristori e a Sappada parliamo di oltre 50 famiglie che non potranno lavorare». —
 

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