In Slovenia positivo un test su tre. Gli esperti: «Rispettate le regole»

Strade deserte nelle città slovene. Non sono previsti nell’immediato allentamenti delle misure restrittive

L’epidemiologa: troppi i cittadini distratti. In Croazia si entra solo con il tampone fino al 15 dicembre

ZAGABRIA Nessun deciso miglioramento; c’è anzi qualche dato allarmante, come l’incidenza dei positivi sui tamponi, pari a più di un terzo del totale. E la linea dei casi attualmente positivi resta praticamente orizzontale: un “plateau” che da tre settimane non sembra volersi piegare verso il basso. Non si intravede insomma ancora alcuna tregua nell’emergenza coronavirus in Slovenia, che ha registrato ieri un significativo aumento dei contagi. Secondo i dati relativi a martedì, i positivi sono stati ben 2.429, il terzo dato più alto dall’inizio dell’epidemia. A preoccupare, tuttavia, come si accennava, è soprattutto il rapporto tra positivi e test effettuati (poco più di settemila), rapporto che ha raggiunto quasi il 34%.



Tanti, ed è il secondo dato più elevato di sempre, anche i deceduti. Sono stati 57, di cui una quarantina in ospedali che rimangono in affanno, con ancora sempre più pazienti di nuova ospedalizzazione che dimessi. Gli ospedalizzati sono a quota 1.285, mentre in terapia intensiva si scende sotto quota 200. La curva dei contagi non accenna a scendere soprattutto a causa delle infezioni contratte sul posto di lavoro, il 25% del totale, seguite da quelle in ambito familiare (24%) e nelle case di riposo (14%), ha specificato l’epidemiologa Caks Jager nella consueta conferenza stampa governativa. Jager ha anche ribadito l’appello a «un uso corretto delle mascherine e della disinfezione» delle mani, oltre che al rispetto del distanziamento. Sarebbe anche la “distrazione” di molti, troppi cittadini sloveni, in questo senso a non permettere l’abbattimento del numero di positivi.



Il quadro non è però così drammatico come qualche settimana fa e l’alto numero di positivi registrato martedì dipenderebbe dalla «introduzione dei test rapidi» fra il personale medico e nelle case di riposo, ha puntualizzato Jelko Kacin, il portavoce del governo. Governo che ieri si è riunito per valutare il quadro delle restrizioni e possibili allentamenti, ancora non in vista. Bisogna prima osservare un allentamento della pressione sugli ospedali, ha spiegato il ministro della Salute, Tomaz Gantar.

La tregua sul fronte Covid resta lontanissima anche in Croazia. Qui i nuovi contagi sono stati ieri 3.539 su oltre 10mila tamponi, i casi attivi quasi 23mila, 2.400 gli ospedalizzati, 252 i ricoverati in terapia intensiva. I decessi sono stati 55. Non è ancora possibile vedere gli effetti delle misure restrittive - introdotte solo a partire dal 28 novembre - e delle salate multe che saranno introdotte per chi non indossa le mascherine od organizza party. Sanzioni che «corrispondono alle necessità» del momento, ha ribadito ieri in Parlamento il ministro della Salute, Vili Beros, durante le accese discussioni sulle pene pecuniarie messe sul tavolo dal governo. In vigore sono intanto le misure restrittive agli ingressi in Croazia dall’estero. Le autorità, ha illustrato l’ambasciata italiana a Zagabria, hanno disposto limitazioni che rimarranno in essere fino al 15 dicembre. In particolare, ricordiamo, è ora richiesto per l'entrata in Croazia – con molte eccezioni, in particolare per i transfrontalieri - «l’esito negativo al tampone per Sars CoV-2 effettuato tramite il metodo Pcr nelle ultime 48 ore». Oppure «il tampone all'arrivo in Croazia, sottoponendosi all’autoisolamento prima di ricevere l’esito negativo» per chiunque arrivi da Paesi Ue che non siano inseriti nella “lista verde”, ha specificato l’ambasciata. È sempre permesso il transito per un massimo di dodici ore. Maggiori informazioni, non solo sulla Croazia, sono sempre disponibili sul portale Ue “Re-open EU”. —


 

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