Escluse dal concorso per “febbre” ma il Tar le riammette alla prova

La sentenza del Tribunale amministrativo: l’ente dovrà organizzare un esame suppletivo o rifare tutto

TRIESTE Avevano ragione le escluse. Lo stabilisce la sentenza pronunciata dal Tar del Friuli Venezia Giulia sul ricorso di quattro candidate che nell’agosto scorso erano state eliminate dalle selezioni per 12 posti da educatore negli asili comunali perché “bocciate” dal termoscanner. L’espulsione fu eccessiva, stabilisce il Tribunale, che ora impone al Comune di far fare la prova alle quattro ricorrenti, oppure di rifare il concorsone in toto.



La prova, ricordiamo, si è svolta il 26 agosto scorso all’Allianz Dome, era il primo concorso post-lockdown e i partecipanti erano 122. Le quattro persone escluse erano risultate avere una temperatura corporea superiore ai 37 gradi e mezzo, dopo aver atteso più di un’ora sotto il sole battente. Da subito il loro caso era stato preso a cuore dalla Cisl Funzione Pubblica, che aveva fatto partire un ricorso attraverso il suo legale, l’avvocato Domenico Pizzonia.

Ieri la sentenza, firmata dall’estensore Manuela Sinigoi e dalla presidente Oria Settesoldi, ha chiarito per quali ragioni è il Comune a essere nel torto: il Tar ritiene infatti «evidente che l’esclusione disposta poggia unicamente su una misurazione effettuata da personale privo di specifica formazione sanitaria e meramente istruito all’utilizzo dello strumento di rilevazione, peraltro solo qualche giorno prima dello svolgimento della prova concorsuale e appena per poche ore». La magistratura ha tenuto conto anche del referto del Pronto soccorso, presentato dalle interessate, che attestava come poche ore dopo la loro temperatura fosse del tutto normale: «L’esito della stessa (misurazione del Comune, ndr) non trova alcun riscontro in quella successiva eseguita da personale medico-sanitario presso il locale Pronto soccorso, ove l’odierna ricorrente si è prontamente recata per avere contezza del proprio effettivo stato di salute». Restando sull’aspetto sanitario, il Tar aggiunge poi che l’ente avrebbe dovuto prender ad esempio la Regione: «Sarebbe stata quanto mai opportuna la previsione di un presidio continuativo da parte del personale sanitario e personale medico per tutta la durata delle prova concorsuale, come opportunamente stabilito, ad esempio, dalla Regione».

La sentenza stabilisce quindi che quell’esclusione determina una «compromissione del diritto al lavoro». Questa, spiegano i magistrati, è stata «in sostanza decretata dal Comune con l’esclusione disposta» e «stride, peraltro, con le misure di favore che il legislatore dell’emergenza ha cercato di trovare a salvaguardia dei diritti dei lavoratori e del lavoro stesso in genere».

Insomma, secondo il Tar il Comune «avrebbe potuto e dovuto prevedere, sin da subito, la data di una prova suppletiva, apprestando tutte le cautele e misure idonee per garantire lo svolgimento dell’intera procedura selettiva in rigoroso rispetto delle esigenze di imparzialità, trasparenza e par condicio».

Queste le considerazioni dell’avvocato Pizzonia: «Sono molto contento della sentenza, anche perché, in base alle regole del bando, la graduatoria frutto del concorso sarebbe stata usata anche per assunzioni successive, supplenze e contratti a termine, forme di lavoro a cui le persone da noi assistite accedevano da graduatoria precedente. Venire escluse dal concorso per il termoscanner avrebbe contato anche l’esclusione dalla graduatoria, e quindi anche da ogni possibilità di lavorare per il Comune. Anche nella precarietà». Così non sarà, perché ora la prova aggiuntiva il Comune dovrà farla per forza, oppure ripetere tutto. L’assessore al Personale Michele Lobianco afferma: «Domani (oggi, ndr) si terrà un passaggio ulteriore della prova, che sta andando molto bene. Troppo presto ora per pronunciarsi, leggeremo con attenzione la sentenza e poi vedremo».

Commenta il segretario provinciale di Cisl Fp Walter Giani: «Siamo contenti della fiducia accordataci e di aver ottenuto questo risultato attraverso il nostro legale. Confidiamo che il Comune ora scelga di fare la prova suppletiva, ci meraviglia anzi che non l’abbiano fatta prima. Non si può togliere un’opportunità simile a chi cerca un posto di lavoro. Anche il Tar del Lazio si era già pronunciato in questo senso». —


 

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