L’importanza dell'imprevisto e della noia

La scuola in presenza ci manca: a tutti, insegnanti e soprattutto studenti. Solo chi non conosce i ragazzi può stupirsi che stiano protestando per tornare a scuola. La scuola è il luogo della socializzazione. Andarci è fondamentale. «È molto pesante stare tutto il giorno a casa. Le ore sono tutte uguali. Sempre davanti a uno schermo di computer, mattina e pomeriggio. Quando vai a scuola, invece, non sai mai cosa ti aspetta, c'è sempre qualche cosa di imprevisto». Così ha scritto Chiara in un tema.

L’«imprevisto» di cui parla sono le occasioni della vita, quelle che non possono accadere nell'isolamento: incontri, sguardi, parole; insomma, promesse di felicità.


Per molti ragazzi frequentare la scuola rappresenta anche la via d'uscita da un ambiente familiare difficile, magari sentito come opprimente. Invece la didattica a distanza li confina nelle loro case, obbligandoli a ore e ore di connessione, e aumentando così la dipendenza dal web. Che sappiamo essere un rischio già presente nella fascia adolescenziale ben prima della pandemia.

In questa situazione, mi chiedo che cosa posso fare io, come insegnante. Credo che sia fondamentale la “vicinanza”, anche “a distanza”. La cosa che chiedono i ragazzi è di essere ascoltati, di potersi rivolgere a qualcuno di cui si fidano. Cerco di rendermi disponibile il più possibile, anche quando non ho risposte da dare ai loro problemi, compresi quelli, inediti, del particolare momento storico che stiamo vivendo.

Diversi studenti mi parlano della noia che provano in queste giornate tutte uguali. Ho provato a raccontare loro della mia noia di adolescente (sebbene i giovani fatichino un po' a immaginare che noi adulti abbiamo avuto la loro età). Ricordo perfettamente certi pomeriggi uggiosi, in cui avevo la “fortuna” di non avere a disposizione uno smartphone, perché dovevano ancora inventarlo. Forse è proprio per noia che ho cominciato a leggere, e quindi ad amare i libri e la letteratura, fino a farne la mia professione.

Ha da passare la nottata. Intanto confidiamo nell'«intelligenza adattiva» dei nostri ragazzi. Si matura anche sopportando (e superando) i momenti difficili. Scrive Leopardi nei suoi “Pensieri”: «Il possesso di se medesimi sul venire o da bisogni e infortuni, o da qualche passione grande». E c'è una frase del filosofo latino Seneca che recita: «Omnia aliena sunt, tempus tantum nostrum est». Vale a dire: «Niente ci appartiene, solo il tempo è nostro». Guardate che non è affatto poco.

26 - continua.

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