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Gorizia, strenua difesa dell’economia isontina con 106 nuove aperture e 81 cessazioni

Un’immagine dello stabilimento della Led Luks

Dato sorprendente nell'era della pandemia. Bene costruzioni e servizi alla persona. Continua a boccheggiare il settore commerciale 

GORIZIA L’economia isontina, tranne il commercio, tiene botta. Sorprendentemente. Ma non è tutto oro che luccica. Il consuntivo a fine del terzo trimestre del 2020 per le sedi imprese nella provincia di Gorizia risulta positivo. Ed è un dato spiazzante se si considera il periodo di emergenza pandemica e, di conseguenza, economica.

Le nuove iscrizioni per Gorizia sono risultate 106 a fronte di 81 cessazioni con una differenza che si attesta sul “più 25”. I numeri sono stati forniti dalla Camera di commercio Venezia Giulia che ha puntato la lente d’ingrandimento sul terzo trimestre di quest’anno. Risulta difficile, però, attribuire questi risultati ai singoli settori di attività in quanto l’iscrizione viene imputata temporaneamente al settore delle “non classificate”, fino alla dichiarazione di inizio attività, mentre le cessazioni riguardano imprese già classificate. In particolare al momento “non classificate” sono 40 delle 106 imprese nuove iscritte in provincia di Gorizia e ben 69 (su 229) in quella di Trieste.


Ma si riesce, comunque, a capire chi sta meglio e chi peggio. Perché il saldo iscrizioni/cessazioni per settore consente di individuare due settori con tendenza sicuramente positiva, ovvero le costruzioni (probabilmente si tratta di un primo effetto dei provvedimenti adottati per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare) e le altre attività di servizi. Soprattutto di quelle alla persona.

Indicazioni più chiare si possono trarre dal confronto tra lo stock di imprese attive all’inizio e alla fine del terzo trimestre. L’Isontino mantiene nel complesso un andamento stabile e fa segnare un “più 11” per le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e un +6 per le costruzioni. Notte fonda per il commercio (-9) e le attività manifatturiere (-8).

Molto chiara, invece, la situazione per Trieste (più 48 imprese attive) ove spiccano le costruzioni (+41), le altre attività di servizi (+8), il commercio e le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (entrambi a +7) con solo le attività manifatturiere che fanno segnare un regresso significativo (-16). Nel capoluogo giuliano, i dati risultano rispettivamente di 229 iscrizioni e 149 cancellazioni (più 80).

«Nonostante le difficoltà dovute all’emergenza-Covid, le imprese stanno cercando di resistere – sottolinea Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia – ma è necessario e fondamentale che gli aiuti promessi dal Governo arrivino subito perché, altrimenti, i dati del quarto trimestre saranno un bagno di sangue. Molti, infatti, cercano di arrivare a fine anno, sperando in un supporto dallo Stato che compensi le difficoltà del semi-lockdown in atto. Il settore del commercio continua ad essere penalizzato in questo periodo proprio perché la concorrenza dei grandi colossi del commercio online sta distruggendo la rete di vendita. Serve una giusta tassazione di chi continua a vendere senza pagare le tasse nel nostro Paese portando i ricavi nei paradisi fiscali».

Confrontando invece i dati sulle imprese attive del terzo trimestre 2020 con quelli del terzo trimestre 2019 in provincia di Gorizia risulta un calo di 126 unità (delle quali 93 nel solo comparto commerciale). Per Trieste la diminuzione assomma a 68 unità complessive, in questo caso tuttavia al “meno 125” del commercio si contrappone un aumento di 52 sedi nelle costruzioni e di 32 nelle attività immobiliari.

Il risultato positivo del terzo trimestre 2020, dunque, riesce, quantomeno, ad “ammortizzare” almeno in parte i saldi negativi accumulati in precedenza. —

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