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Box-aperitivo in dono e cenoni per asporto: i locali di Trieste si riattrezzano per il Natale-Covid

Davanti alla stretta prospettata per le festività, a Trieste e in Fvg ecco le contromosse per lavorare comunque

TRIESTE Sono furiosi i ristoratori, a Trieste, in regione, ma anche in tutta Italia, davanti alla chiusura dei locali durante le prossime festività. Il Governo infatti pare orientato verso questa decisione, a livello nazionale. Una perdita incalcolabile secondo molti gestori, che non potranno accogliere i pranzi di famiglia, scelti da tanti soprattutto a Natale, oltre alle cene aziendali e ai ritrovi di amici e colleghi, per i momenti conviviali tradizionali a fine anno. Stesso scenario anche per i bar, che tra brindisi e aperitivi, per i classici auguri, erano costantemente pieni.

Intanto a Trieste molti si stanno attrezzando, pubblicizzando già la possibilità di ordinare menù natalizi per asporto o realizzando buoni regalo, attraverso i quali si possono far recapitare direttamente a casa, come dono, un drink o un pasto a una persona cara. Soluzioni che, solo in piccolissima parte però, andranno a coprire i mancati introiti. «Un disastro – commenta Bruno Vesnaver, presidente regionale della Fipe –: la categoria è in subbuglio, sto ricevendo giornalmente tantissime telefonate da ristoratori, anche storici, da tutta la regione, seriamente preoccupati. Già non potremo contare sulle cene aziendali, e con la proposta di farci chiudere alle 18 per la ristorazione classica, pub e pizzerie significa non aprire. Per il settore è una catastrofe». Un grido d’allarme lanciato un po’ ovunque. «Parlare di chiusure a Natale e Capodanno si traduce in un danno veramente pesante – sottolinea Federica Suban, presidente della Fipe di Trieste –: molti si stanno attrezzando per garantire comunque un servizio di asporto o delivery con menù dedicati per le festività, ma non è la stessa cosa. Un provvedimento simile non ridurrà la diffusione del virus, e alimenterà pranzi e cene in case private, dove il distanziamento sociale e le tante regole che noi siamo obbligati a mettere in campo non verranno rispettati. Togliere al comparto gli introiti di queste festività – aggiunge – è come togliere le entrate di agosto a uno stabilimento balneare».


E la stessa Fipe nazionale in una nota, qualche giorno fa, ha messo in evidenza i numeri di un eventuale stop alle attività di ristorazione per Natale e Capodanno. Lo scorso anno 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85 mila locali aperti per l’occasione, spendendo 270 milioni di euro in tutto. A questi si aggiungono 445 milioni di euro spesi a Capodanno da 5,6 milioni di persone per il cenone, per un totale di quasi 720 milioni di euro. «È ora di finirla con la caccia alle streghe, la nostra pazienza è finita – si legge ancora nella nota della Fipe – non esiste alcuno studio scientifico che dimostri che i ristoranti sono luoghi di contagio, eppure ad ogni Dpcm i più penalizzati sono sempre i pubblici esercizi».

A Trieste intanto i locali, come accennato, si stanno preparando, lanciando idee e proposte sui social. Pranzi o cenoni da recapitare direttamente nelle abitazioni, e ci sono anche i buoni regalo, valevoli per un pasto nei ristoranti cittadini. Una battaglia a colpi di promozioni, consegne gratuite, piatti particolari o legati alla tradizione, tra liste di portate che prevedono carne, pesce o menù vegetariani e vegani. E in alcuni bar, come accade in Cavana, dove il servizio è dedicato principalmente ai drink, arrivano anche le box-aperitivo, scatole con bottiglie e stuzzichini per asporto. Per non rinunciare al brindisi durante le festività. —


 

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