Trieste, ampliati i posti in terapia intensiva Covid. Nell’ultimo mese accolti quasi 60 ammalati

Personale al lavoro nel reparto di terapia intensiva a Cattinara (Andrea Lasorte)

Da lunedì i letti al dodicesimo piano di Cattinara passeranno da 17 a 25. Diminuisce ancora l’età dei pazienti  

TRIESTE Otto posti letto in più all’ospedale di Cattinara per i malati da coronavirus che versano in gravi condizioni. Gli spazi, che potranno passare gradualmente dagli attuali 17 ai potenziali 25 in base alle necessità (ed estendibili fino a 30 visto l’equipaggiamento disponibile), sono stati predisposti nel reparto di Terapia intensiva Covid, al dodicesimo piano. Il potenziamento scatta da lunedì ed è frutto di una collaborazione con i medici e gli infermieri isontini, pronti a dare man forte al personale sanitario in servizio a Trieste. «Ringrazio tutti i professionisti che, con forte senso di responsabilità, supporteranno i colleghi dell’area triestina», afferma il direttore generale dell’Asugi Antonio Poggiana. «La capacità di fare squadra è di fondamentale importanza in questo momento di grande complessità».



Attualmente sono 16 i pazienti in Terapia intensiva Covid. Sono intubati, sedati, farmacologicamente paralizzati, sottoposti a ventilazione polmonare meccanica e spesso girati a pancia in giù in modo da ottimizzare lo scambio respiratorio. Il reparto, sotto il profilo delle attrezzature, poteva già contenere 25 posti letto (30, come detto, in caso di estrema necessità). Ma finora gli infermieri erano tarati su 18 ammalati. E devono assistere anche i 14 ricoverati nella Terapia intensiva “normale”: degenze causate da urgenze, traumi, incidenti, operazioni. Sono 14 su 15 i posti letto occupati in quel reparto.

Numeri effettivamente critici che hanno spinto l’Asugi a correre ai ripari ampliando l’organico. «Il fenomeno – ripercorre l’assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi – sta impattando sul sistema in dimensioni molto elevate, quindi non solo sulla Terapia intensiva. Ma sul contagio, sull’isolamento e sui ricoveri di area medica. Per fronteggiare l’emergenza avevamo quindi aperto subito i bandi per infermieri, al giorno successivo alla laurea. Ma il problema del personale è strutturale. Il Paese deve capire che servono investimenti straordinari. Si deve assumere di più e focalizzare i percorsi formativi».

Le 16 persone ricoverate in questi giorni in Terapia intensiva Covid rappresentano quasi il numero massimo finora raggiunto a Cattinara. Nei giorni scorsi il reparto era arrivato anche a ospitare 17 pazienti. «Nell’ultimo mese, cioè da quando è iniziata la fase più dura della seconda ondata pandemica, abbiamo accolto complessivamente una sessantina di ammalati Covid», rileva il professor Umberto Lucangelo, direttore del Dipartimento di Emergenza. «Nella precedente ondata erano circa 34. E su tre mesi. Il quadro adesso è molto più problematico. È chiaro che se i posti letto che servono si trovano – sottolinea – nessuno sarà lasciato a casa a morire. Ma il personale in servizio in Terapia intensiva ora sta lavorando sul doppio dei pazienti rispetto alla normalità. Ci sta dando una grossa mano il reparto di Terapia semi intensiva del tredicesimo piano, dove viene accolto chi è dimesso dalla Terapia intensiva Covid, cioè il paziente estubato che ha bisogno di una ventilazione non invasiva». Pure in questo caso i numeri sono alti: il reparto è composto da 26 posti letto, ne ha occupati 24.

Anche a Cattinara, come nel resto del Paese, si sta osservando un altro dato preoccupante: l’abbassamento dell’età media di chi ha necessità di essere intubato. «Stiamo curando ammalati di tutte le età, con una media tra i 55 e i 60 anni», spiega il direttore Lucangelo. «L’altra settimana sono entrati pazienti di 54, 55 e 56 anni». In questa seconda ondata, sulla sessantina di accolti in Terapia intensiva Covid, 9 persone sono morte. «I deceduti erano soprattutto obesi, con il diabete mellito, le apnee notturne e l’ipertensione. Però alcuni sono entrati in Terapia intensiva con patologie molto lievi: ad esempio ipertesi solo trattati farmacologicamente e senza organi compromessi. Ma comunque a rischio. Il virus non guarda in faccia nessuno». —




 

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