Lubiana, stop al referendum sull’esercito

I promotori del referendum mentre portano gli scatoloni con le firme in Parlamento

Nonostante 28 mila firme presentate dalle opposizioni contro i 780 milioni stanziati per le Forze armate della Slovenia

LUBIANA Governo Janša 1, referendum per abolire la legge che finanzia con 780 milioni le Forze armate 0. Ma siamo solo alla partita di andata, nel ritorno, come ci ricorda il calcio, il risultato può essere ribaltato.

Ieri (venerdì 27 novembre) infatti il Parlamento della Slovenia ha definito inaccettabile la richiesta di voto popolare per annullare la decisione dell’Assemblea nazionale stessa che solo pochi giorni fa aveva approvato l’aiuto finanziario all’Esercito del Paese.

Richiesta supportata peraltro da 28 mila firma raccolte in pochissimi giorni quando ne erano sufficienti 2.500, dato questo che fa pensare all’impopolarità di cui gode la norma. Ma il partito di Janša (Sds) e i partner di coalizione hanno serrato i ranghi e per l’opposizione, propiziatrice dell’iniziativa referendaria, non c’è stato nulla da fare. Ma c’è anche la partita di ritorno, dicevamo, quella che il leader di Levica (Sinistra), Luka Mesec ha deciso di giocare alla Corte costituzionale presso la quale depositerà il suo ricorso alla decisione del Parlamento.

Nel suo discorso, il sottosegretario alla Difesa Uroš Lampret ha ricordato il parere legale preparato da Matej Avbelj e Igor Kaučič. In esso, gli avvocati hanno valutato che la legge soddisfa tutte le condizioni che rendono inammissibile un referendum su di essa. Queste condizioni sono che un regolamento legale è nella sua forma una legge, che contiene le misure necessarie per garantire determinati valori costituzionali, e queste sono la difesa dello Stato, la sicurezza e l'eliminazione delle conseguenze dei disastri naturali. Secondo Lampret, l'argomento della necessità non esiste da oggi, ma da un decennio, poiché l'esercito sloveno non ha raggiunto il livello di preparazione richiesto da molto tempo. E, in effetti, ha ricevuto anche una brutta bocciatura da parte della Nato.

Il capogruppo del Partito dei pensionati (Desus) Franc Jurša ha sottolineato che i membri delle Forze armate slovene aiutano i cittadini ogni volta che ne hanno bisogno. Secondo lui, i fondi stanziati all'esercito dalla legge sulla fornitura di fondi per gli investimenti dal 2021 al 2026 «non sono gettati in aria».

Di tutt’altro avviso le opposizioni. Matej T. Vatovec, il leader del gruppo parlamentare di Levica, ha affermato che il numero di firme raccolte nell'ambito dell'iniziativa per l'avvio delle procedure referendarie mostra che le persone si oppongono a investimenti così su larga scala nell'esercito. Secondo lui, il governo ne è consapevole, quindi ha deciso di proporre una decisione sull'irricevibilità del referendum, che, per Vatovec, è illegale e incostituzionale.

In termini di contenuto, non c'è motivo di vietare il referendum, ha aggiunto. Il coordinatore della sinistra, Luka Mesec, ha annunciato prima della votazione di ieri in aula sull'irricevibilità del referendum che si sarebbe rivolto alla Corte costituzionale in caso di bocciatura del ricorso al voto popolare. —

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