IlPiccoloLibri, un anno letto meravigliosamente. Ridisegnando la mappa e il mito della città di carta

San Giusto rulez. Sara Paschini di recente ha illustrato “La bora e il ragioniere” di Gianni Rodari per Emme edizioni. “A Trieste volentieri” è il suo progetto personale dedicato alla città

I primi 12 mesi del nostro inserto: l’esperimento si è trasformato in un percorso sorprendente di racconti e idee

Compie un anno, oggi, Il PiccoloLibri. Quando a fine novembre 2019 ci siamo avventurati lungo i sentieri della città di carta avevamo qualche bussola e un po’ di idee, ma nessuna certezza. Se non quella di non volerci limitare a togliere un po’ di polvere dai libri sullo scaffale del patrimonio culturale di questa città, né di voler semplicemente aprire qualche vecchia soffitta dove erano stati riposti l’orgoglio, la tradizione, la storia. Ci incuriosiva tentare un esperimento: affondare le mani e la testa nel giacimento di tesori che la letteratura ha nascosto in questa terra, comprenderne lo spirito creativo e creatore per ridargli nuova linfa usando linguaggi diversi rispetto al passato e differenti tra loro.

Riscoprire, contaminare, leggere con sguardo diverso, raccontare da angolature inesplorate. Approfondire, incuriosire, inventare anche qualche suggestione. Interrogarsi e interrogare. Sul mito della città da sfogliare, con i suoi santi protettori a partire dalla triade Joyce, Svevo, Saba. Su quel dubbio che attraversò Jan Morris (appena scomparsa e uno dei nomi inevitabilmente più citati in decine di articoli apparsi in queste pagine): se fosse questa una città o un’idea di città, capace di esercitare un’influenza particolare su quanti hanno un debole per l’allegoria, “cioè su coloro che, come si espresse una volta Robert Musil, suppongono che ogni cosa significhi più di quanto abbia onestamente la pretesa di significare.

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Trieste con la sua terra ha sempre avuto e conserva la presunzione di significare molto, moltissimo, in alcuni casi forse anche troppo. Ma cercando spunti inediti, raccogliendo riflessioni, ascoltando il racconto che di Trieste ci hanno fatto visitatori illustri e personaggi pescati in ogni ambiente purché avessero dimestichezza sia con il libro sia con questo luogo (oltre che passione per entrambi) abbiamo forse tratteggiato settimana per settimana un’allegoria. Non una metafora, non una descrizione somigliante al concetto diffuso e un po’ ritrito della città degli intelletti, ma appunto il racconto di un’azione (scrivere, leggere e studiare; fare arte, osservarla o ascoltarla; sviluppare pensiero con cui confrontarsi e sfidarsi, sfidare) che va interpretata diversamente dal suo significato apparente. Che per molti (e per colpa di molti) è diventato l’autocompiacimento, la ripetizione asfittica di stili e stilemi, la vanagloria di un tempo glorioso e di tanti campionissimi che furono, irripetibili l’uno e gli altri.

Non volevamo compilare un ricettario del cosa fare per rinverdire i fasti, una guida con suggerimenti interessati per sfruttare questa ricchezza a fini di marketing territoriale. Volevamo rimettere in circolo il valore della scrittura, della pittura, della filosofia, della musica, della scienza. E abbiamo scoperto che le venature della superficie su cui ci muoviamo sono infinite: magari irregolari, magari nascoste, magari stratificate ma sempre capaci di sorprendere nel creare altra e nuova bellezza. Poi starà a Trieste decidere cosa farsene, per non rimanere un freddo marmo o una città impietrita. Ci siamo guardati dentro e abbiamo allungato gli occhi curiosi oltre i confini: perché Trieste lo diciamo tutti che è crocevia, ma poi lì ci fermiamo. Al semaforo di una storia letta male o di fretta, mentre il futuro (come il passato, guarda caso) si chiama Europa. E passa di qui.

Ringrazio tutti i lettori che si sono affezionati. E tutte le persone (chi ha scritto, chi ha illustrato, chi ci ha suggerito tracce, chi si è lasciato domandare) che ci hanno aiutato in questa che non è una case history da sbandierare, ma una bella storia. Una realtà solida e vivace dopo un anno. Che non esiste da nessun’altra parte, unica. Proprio come Trieste. — © RIPRODUZIONE RISERVATA

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