I nuovi trucchi "hi-tech" per intortare il prof

La didattica a distanza sta mettendo in luce il cosiddetto “digital divide” tra generazioni, quella degli studenti e quella degli insegnanti. Questi ultimi, infatti, hanno spesso l'età dei genitori o addirittura dei nonni dei loro alunni. Con le lezioni da remoto il divario di competenze elettroniche si rende evidente, quanto meno al livello dell'utilizzo degli strumenti.

Confesso che, sulla piattaforma informatica su cui svolgiamo le lezioni a distanza, non ho capito subito che certi sfondi naturali o esotici sui quali si stagliavano i volti dei miei studenti non erano poster giganteschi appesi nelle loro stanze (né tanto meno erano partiti per mete lontane, tipo le Bahamas o le Seychelles, in cui trascorrere il lockdown), bensì una semplice opzione dell'applicazione: che però il sottoscritto - confesso anche questo - non ha ancora imparato a utilizzare.


Per parte loro, i ragazzi sono stati costretti ad aggiornare i metodi per “intortare” i loro docenti. L’altro giorno Alessandro è uscito all’improvviso dalla lezione proprio nel momento in cui gli ho chiesto di consegnare il suo compito: ovviamente - così mi ha scritto più tardi in una mail - era la connessione Internet che non funzionava... Quella della cattiva qualità del collegamento è una delle scuse più gettonate per sottrarsi alle richieste di noi insegnanti. Luca è particolarmente abile, quando gli chiedo qualcosa, nel fingere che il microfono non funzioni o che la telecamera si arresti; si muove a scatti e parla con voce metallica: un vero attore! Ci ho messo qualche settimana per comprendere quanto sia facile per i miei studenti suggerirsi a vicenda le risposte alle domande durante un’interrogazione orale. Come? Guardando fissi lo schermo del computer, su cui hanno installato una nota applicazione di messaggistica istantanea: peccato che il suono delle notifiche dopo un po’ mi abbia svelato l’arcano.

Ma anche noi insegnanti ci stiamo prendendo qualche piccola rivincita. Di fronte a un tema che non suona proprio farina del sacco di un certo studente, ora ci metto poco a identificare la fonte da cui il testo è stato copiato: mi viene in aiuto qualsiasi motore di ricerca in cui inserire, tramite un semplice copia-incolla, una delle frasi “incriminate”. E il plagio è subito svelato.

Insomma, è il solito, vecchio gioco delle parti tra insegnanti e studenti. Che, mutate le condizioni dell'insegnamento, prosegue con nuove modalità. E di fronte al quale non riesco a non sorridere. Anche questa è una prova del fatto che la scuola continua.

25 - continua.



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