Trieste, la badante violenta: «È colpa del lockdown»

Le parole della donna, accusata di vessazioni e percosse ai danni dell’anziana assistita, davanti al giudice. Resta in carcere

Trieste, le immagini choc della badante che aggredisce l'anziana



Prima ha negato di averla maltrattata. Poi, messa di fronte all’evidenza dei filmati registrati grazie alle telecamere nascoste fatte installare dalla Procura, non ha trovato di meglio che affermare di aver dovuto lavorare in condizioni insopportabili anche perché inizialmente coincidenti con il lockdown, sostenendo quindi di essersi sentita in una sorta di reclusione “ai domiciliari”.

Ecco come ha cercato di discolparsi la 68enne badante georgiana M.D., arrestata per maltrattamenti nei confronti della 85enne triestina che era incaricata di accudire. La donna è in custodia cautelare in carcere disposta dal Gip Massimo Tomassini su richiesta della Procura e proprio nell’ordinanza del giudice sono ricostruite nel dettaglio le vessazioni subite dall’anziana, affetta da demenza senile e dunque soggetto sotto ogni punto di vista fragile.

Era stata la figlia dell’anziana a insospettirsi, notando che la madre aveva cambiato atteggiamento. Chiedeva il permesso e si scusava per ogni cosa, mostrandosi insolitamente remissiva. Inoltre, una vicina di casa aveva riferito alla figlia di aver sentito delle urla provenienti dall’abitazione dell’anziana. La figlia aveva ricevuto un’analoga segnalazione anche da una collega. Da lì la decisione di presentare denuncia.

Il giudice sottolinea che l’indagata «aveva un atteggiamento estremamente aggressivo» nei confronti dell’anziana che «pareva francamente spaventata quando non totalmente “annullata” dal modo di comportarsi della badante». Nell’ordinanza si evidenziano i momenti documentati di violenza fisica: spinte, trascinamenti, tirate di capelli, minacce di successive percosse e, specie a seguito dell’espletamento delle funzioni fisiologiche, «gesti di pulizia che andavano ben oltre il “vigoroso” per sfociare nella franca aggressività».

I peggiori sospetti della figlia «si sono rivelati, sulla base di quanto emerso dalle intercettazioni, fondati, e si è passati da quello che sarebbe dovuto essere un rapporto di tutela e protezione ad un rapporto basato sulla prevaricazione e sull’aggressività, quando non sulla violenza, il tutto, in danno di una persona estremamente fragile, impossibilitata non solo a difendersi, ma anche a chiedere aiuto». Non solo: la 85enne «risultava essere costantemente in silenzio per poi passare a conversare o comunque a liberarsi solo in presenza degli ufficiali di polizia giudiziaria che le hanno tenuto compagnia dopo l’arresto, prima che arrivassero i figli».

Quanto alla presunta insopportabilità delle condizioni di lavoro, le riprese mostrano che «non di rado era maggiormente interessata a guardare il cellulare con video in lingua incomprensibile, anziché usare la ramazza e lo straccio».

Il Gip ha ritenuto opportuno evitare, con la misura restrittiva, il pericolo che l’indagata possa tornare a lavorare, esponendo altri anziani al rischio di patire analoghi comportamenti. —


 

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