L'ex arbitro Baldas, Maradona e quel gol dato alla Juve. «Quel giorno Diego s'infuriò. Aveva ragione lui...»

L'arbitro triestino Fabio Baldas e Diego Armando Maradona nel 1991

La testimonianza del triestino che ha diretto più volte in campo il fuoriclasse: «Giocate incredibili, difficili fischiate nella bolgia di Napoli»

TRIESTE «Era un fenomeno, Maradona. Ma una volta l’ho fatto arrabbiare davanti a tutta Italia. E ho scoperto che aveva ragione lui».

Il fischietto di Fabio Baldas e il genio di Diego Armando Maradona si sono incrociati numerose volte negli stadi italiani.


Baldas ricorda così il fuoriclasse argentino. «Ho avuto la fortuna di arbitrare dal 1985 al ’94 grandi calciatori. Un calcio splendido. Il Milan di Sacchi e Capello, l’Inter di Trapattoni, il Parma di Scala. Grandi, grandissimi calciatori ma un solo autentico fenomeno. Lui. Diego».

D’accordo, l’arbitro in capo deve mantenere il massimo distacco ma qualche volta un gesto tecnico riesce anche a rompere l’aplomb e a far prevalere l’istinto dell’appassionato del bel calcio. «Ho avuto il privilegio di vederlo da vicino. Le telecamere sì, mostrano anche i respiri ma bisogna essere stati davvero sul campo per capire di cosa fosse capace Maradona. Colpi di tacco con naturalezza, cross con la rabona, assist geniali. Uno spettacolo».

Maradona capitano del Napoli. Era collaborativo con gli arbitri oppure cercava di imporre la propria personalità?

«Bisognava mostrarsi decisi nel rapporto. Lui era il più grande calciatore del mondo ma le regole del calcio non poteva riscriverle a propria misura. Il pubblico lo amava e sapeva trascinare la folla. Se dieci volte cadeva a terra in nove occasioni ci finiva per colpa del marcatore avversario ma la decima caduta, magari, cercava di provocarla e bisognava avere polso fermo. Tra me e lui c’è stato un ottimo rapporto. A parte una volta che...»

Quella volta fece discutere l’Italia calcistica ed è tutta da raccontare.

Sei gennaio 1991. A Torino si gioca Juventus-Napoli. La squadra di Bigon, campione d’Italia in carica, coltiva le ultime speranze di rimonta tricolore.

Arbitra Baldas. Che adesso rievoca. «Era stata introdotta da poco l’espulsione per fallo da ultimo uomo e dovetti espellere Galli, portiere del Napoli. La partita sembrava destinata a chiudersi comunque sullo zero a zero quando nel finale segnò Casiraghi, grazie a un sospetto stop con una mano. Nè io nè il guardalinee ce ne accorgemmo e convalidammo la rete. Vittoria della Juventus. Napoli praticamente fuori dalla corsa scudetto. Maradona mi contestò nel dopopartita. Venne fuori anche la storia che aveva cantato “Attenti a Baldas”, parafrasando l’”Attenti al lupo” di Dalla. Tornato in albergo, rividi le immagini della rete di Casiraghi alla moviola. Aveva ragione Maradona. Era un gol da annullare. Adesso, con la Var, quell’errore non sarebbe mai stato commesso».

Tempo dopo la riconciliazione. «Eravamo entrambi ospiti del Processo di Biscardi. Quando Diego mi vide mi fece un gesto con una mano come a volermi rimproverare ancora per quel gol di Casiraghi ma poi sorrise e finì con un abbraccio. Maradona mi piaceva anche per un suo “debole” calcistico che condividevo. Ciccio Romano. Aveva giocato con la Triestina e naturalmente lo avevo conosciuto bene, apprezzandolo. Dall’Unione Romano passò al Napoli e riuscì con il suo equilibrio e l’intelligenza tattica a completare al meglio il centrocampo. Maradona se lo prese sotto l’ala protettrice e mi piaceva sentirlo dichiarare che Romano, arrivato dalla Triestina, era stato l’acquisto più importante».

Più opachi invece gli ultimi ricordi di Maradona secondo Baldas.

«Nell’ultimo periodo a Napoli non era più lo stesso Diego. Gli scandali, la droga. Si stava spegnendo la magia, si sentiva che era cambiato qualcosa. Ma in campo bastava un tocco per saper riaccendere il tifo. Ma non era più lui. Il suo volto devastato davanti alla telecamera al Mondiale resta purtroppo un’immagine che ha addolorato tutti gli appassionati di calcio». —




 

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