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Belgrado, presidi denunciati per avere imposto le mascherine

A mettere i dirigenti scolastici nel mirino della procura è stato un sindacato di polizia. Interviene il ministro dell’Educazione 

BELGRADO I contagi schizzano oltre ogni livello di guardia, i morti aumentano, trovare un posto in ospedale è ormai missione impossibile. Ma chi fa rispettare le misure-base per evitare il contagio, tra le quali rientra l’uso della mascherina al chiuso, rischia una controversa denuncia e una convocazione da parte della polizia.



Accade in Serbia, dove ha fatto enorme scalpore la notizia della convocazione di presidi delle scuole elementari e medie di Belgrado da parte della procura della capitale serba, la città più colpita dai contagi. Procura che si è mossa dopo le denunce penali non di qualche genitore “no-mask”, ma da un sindacato degli agenti di polizia, che ha sollecitato la procura a procedere contro tutti gli 280 direttori delle scuole belgradesi. Denuncia in cui si sostiene che i dirigenti scolastici avrebbero «messo a rischio la salute di impiegati e studenti» imponendo, come prescrivono le regole, l’uso della mascherina a scuola, ha scritto l’autorevole quotidiano serbo Danas. I direttori hanno avuto il torto di ascoltare e accogliere le raccomandazioni dell’«illegittima» unità di crisi nazionale, violando – a dire dei controversi denunzianti – le regole costituzionali, facendo osservare le misure governative anti-Covid anche se in contrasto con consigli dell’Oms, che avrebbe stabilito «che le mascherine non proteggono dal Covid».

Una denuncia da cestinare? Così non ha agito la magistratura, che non ha subito archiviato, ma ha chiesto alla polizia di raccogliere le testimonianze dei presidi nel mirino. «Sono ancora sotto choc, si fa qualcosa rispettando la legge e le misure restrittive, per proteggere la vita di staff e ragazzi e dopo tutto ciò si viene denunciati», ha affermato sconsolato Milos Bjelanović, direttore del ginnasio di Zemun. Si tratta di una manovra «assurda e senza senso», ha attaccato anche Vesna Vojvodić, portavoce di uno dei sindacati dei docenti. Alla levata di scudi si sono associati ieri anche il ministro serbo dell’Educazione Branko Ruzić e la premier Ana Brnabić: Ruzić ha assicurato che «non ci saranno più colloqui del genere», in stazioni di polizia, con i presidi.

E alla fine la procura ha ieri fatto marcia indietro, annunciando la sospensione dell’inchiesta contro i presidi. Inchiesta che ha provocato anche polemiche e rabbia sui social. E profondo sconcerto tra docenti e genitori. Non sorprende, in un Paese che da giorni sta registrando una violentissima ondata di contagi. Ieri sono stati 7.600 - un numero enorme per un Paese di sette milioni di abitanti - mentre si sono registrati 41 decess: in entrambi i casi numeri record che hanno convinto le autorità a decidere il passaggio alla Dad dalla quinta elementare in su. —



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