Con il lockdown a Trieste il picco della violenza sulle donne

Un'immagine simbolo della violenza contro le donne

Tra marzo e maggio l’obbligo a non uscire ha fatto esplodere i casi di sopraffazione di genere. In calo gli episodi di stalking

TRIESTE Aumento esponenziale dei casi di maltrattamenti in famiglia durante il periodo del lockdown a Trieste. Dover restare più a lungo tra le mura della propria abitazione ha inevitabilmente avuto un impatto, peggiorando situazioni di tensione già in essere o facendo emergere problemi di convivenza domestica che forse sarebbero rimasti latenti. Ma il divieto di muoversi per ragioni diverse da quelle di lavoro o di necessità ha anche determinato un effetto collaterale positivo: la riduzione degli episodi di stalking.



Ecco alcuni dei dati più interessanti del report statistico annuale stilato dalla Polizia di Stato in coincidenza con la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, che ricorre oggi ed è stata istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite. L’iniziativa diventa dunque l’occasione per un approfondimento sul fenomeno della violenza ai danni delle donne a Trieste attraverso un’analisi comparativa dei dati sulle denunce tra i primi nove mesi del 2020 e lo stesso periodo dell’anno scorso, con un “focus” in particolare sui mesi del lockdown .



Tra marzo e maggio 2020, rispetto allo stesso trimestre del 2019, si è registrato un aumento dei maltrattamenti accertati: da 25 a 35. Stabili le denunce per violenza sessuale (da 10 a 11), mentre sono lievemente diminuite quelle per gli atti persecutori (stalking), da 26 a 22. Proprio in quel periodo la Polizia di Stato ha aggiornato l’app Youpol aprendola anche alla possibilità di segnalare i reati di violenza domestica con le stesse modalità e caratteristiche delle altre tipologie di segnalazione, come bullismo e spaccio di droga nelle scuole. Con Youpol si possono trasmettere in tempo reale messaggi e immagini, con segnalazioni georeferenziate ricevute in sala operativa. Prevista anche la possibilità di segnalare in forma anonima.

Allargando l’analisi statistica ai primi nove mesi del 2020 (gennaio-settembre) nell’area giuliana si è registrato rispetto all’analogo periodo del 2019 il seguente andamento: le denunce per atti persecutori sono diminuite da 66 a 58, i maltrattamenti in famiglia sono passati da 85 a 75,le denunce per violenza sessuale sono state 22, rispetto alle 29 del 2019.

Sempre per quanto concerne gli strumenti a disposizione per combattere la violenza di genere, molto efficace si rivela l’ammonimento del Questore, misura di prevenzione che dà alla vittima una tutela rapida e anticipata rispetto al procedimento penale e consiste nell’avvertimento di astenersi dal commettere ulteriori atti di molestia o violenza: nel 2020 a Trieste sono stati emanati 10 provvedimenti, di cui 2 per atti persecutori e 8 per violenza domestica.

A Trieste, nell’ambito della campagna di prevenzione della Questura “Questo non è amore”, sono stati realizzati dei volantini informativi tradotti in 6 lingue (sloveno, serbo, croato, rumeno, portoghese, inglese) per poter raggiungere in modo efficace il maggior numero di donne. Nel retro del materiale divulgativo sono riportati i recapiti della “rete” territoriale che è possibile attivare e che comprende, oltre alla Questura, i servizi sociali comunali, il Goap, l’associazione Interpares, il numero verde nazionale 1522. Inoltre, è stata messa a punto anche quest’anno dalla Direzione centrale Anticrimine della Polizia di Stato la brochure con i dati del fenomeno a livello nazionale, per informare e stimolare a chiedere aiuto. Infine, con le attuali restrizioni a mobilità e relazioni sociali legate alla pandemia, la Questura di Trieste conferma il suo impegno a costituire un punto di ascolto, informativo e di riferimento, per le donne.—




 

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