Dalle Lire Lavoro ai confronti in Parlamento: la Repubblica dei Ragazzi festeggia 70 anni

Il debutto della Repubblica dei Ragazzi all’ex Fenice

L’esperienza formativa creata da don Marzari continua a coinvolgere centinaia di giovani preparandoli alla vita adulta 

TRIESTE Educare attraverso il gioco e formare i giovani offrendo loro modelli di responsabilità e gestione autonoma. È attorno a questi capisaldi che, esattamente 70 anni fa, ha preso il via l’esperienza Repubblica dei Ragazzi. L’atto di nascita avvenne il 26 novembre di del 1950 all’interno del cinema “Fenice”, per l’occasione gremito, come ricordano le cronache dell’epoca, di ragazzi provenienti dalla colonie curate dalla “casa madre” dell’Opera Figli del Popolo.

Una seduta del "governo" in una foto storica


Nasceva così una vera “Repubblica”, ispirata dal pensiero di monsignor Edoardo Marzari e tradotta poi sul campo da Guerrino Travan. Una strada percorsa sia nei centri estivi sia tra le mura e i saloni di Palazzo Vivante in Largo Papa Giovanni. È qui che la Repubblica dei Ragazzi viveva la sua esperienza centrale, che la differenziava sia dai modelli aggregativi dell’oratorio sia dallo stile degli Scout. Sì, perché qui il gioco si faceva serio e comportava una struttura articolata con tanto di ruoli e competenze: dal Presidente della Repubblica al Parlamento, dal governo ai componenti del Tribunale, passando per i partiti e le forze dell’ordine. Non mancava nemmeno l’attenzione all’economia. Dob Marzari aveva introdotto le “Lire Lavoro”, la carta moneta con cui i “cittadini” potevano accedere alle varie offerte della struttura – bar, biblioteca, cinema, giochi – e che andavano guadagnati naturalmente in chiave di lavoro comunitario. Insomma, un approccio alla vita reale ispirato ai valori cattolici, che costituiva una sorta di “allenamento” in vista dell’ingresso nel mondo degli adulti riservata ai ragazzi dai 12 ai 18 anni di età.



«Monsignor Marzari desiderava che in ragazzi non si disperdessero dopo le esperienze nelle colonie della Carnia – racconta Fulvio Bisacco, attuale direttore della Repubblica dei Ragazzi –. Vennero creati dei gruppi, ma lui sognava altro, qualcosa di ancor più formativo». Quel sogno trovò appunto concreta realizzazione e coinvolse migliaia di ragazzi, divenendo tra l’altro anche una specie di palestra per futuri manager o politici, vedi Sergio Bonifacio, divenuto direttore della sede di Trieste della Banca d’Italia e l’esponente politico Corrado Belci, anche loro plasmati dal rigore della conquista delle “Lire Lavoro” o dai contenziosi respirati sui banchi del Parlamento.

La formula educativa nel tempo ha provato a resistere, aggiornandosi di volta in volta e adeguandosi ai cambiami politici e sociali. Così ora si gioca tenendo a modello la “Municipalità”, linea guida che governa i centri estivi programmati nei soggiorni a Punta Sottile. Le “Lire Lavoro” sono forse ingiallite ma non svalutate del tutto. L’idea lanciata da don Marzari in qualche modo tiene banco ma l’assetto della Repubblica vive ora prevalente di sport, quello targato Azzurra con pallacanestro e pallavolo, oppure con la danza, realtà che riescono a coinvolgere oltre 400 ragazzi. Le candeline non verranno accese per gli strali del Covid-19 ma storia, ricordi e tradizione rivivranno in un testo commemorativo curato da Riccardo Massini, presidente dell’Opera Figli del Popolo, e in una festa futura, da animare con i “cittadini” cresciuti con quell’idea creata 70 anni da un sacerdote lungimirante. –


 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

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