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In Fvg vietati il cibo per strada e gli allenamenti degli sport di squadra. Ed è rischio zona rossa da venerdì TUTTE LE NUOVE REGOLE

Non solo tavoli sigillati: ora il caffè non si potrà bere nemmeno per strada

Scatta da oggi, 24 novembre, la nuova ordinanza di Fedriga con obblighi e raccomandazioni anti-assembramento validi in tutto il Fvg. Via ai test a tappeto in sei comuni. Ma incombe il verdetto del governo sul cambio di colore

TRIESTE Qualche ulteriore divieto, qualche raccomandazione. Ma, comunque, un timore: vedere il Friuli Venezia Giulia diventare zona rossa venerdì prossimo, il giorno del monitoraggio romano. Massimiliano Fedriga e il vice Riccardo Riccardi anticipano in mattinata i contenuti di un’ordinanza firmata poi nel pomeriggio e in vigore da oggi al 3 dicembre, la numero 43 di questi lunghi mesi di convivenza con il coronavirus.

In un trend di rialzo del contagio, pur con le misure da zona arancione imposte da Roma, il documento contiene da un lato obblighi o raccomandazioni anti-assembramento per tutta la regione, dall’altro avvia i tamponi a tappeto su base volontaria in sei piccoli comuni che hanno mostrato un elevato indice di contagio in relazione alla popolazione.



Cibi e bevande non in pubblico

Dopo aver ritirato per protesta nei confronti del governo l’ordinanza numero 41, il governatore cambia idea, visti appunto i numeri della pandemia, e ne vara dunque un’altra, appellandosi nuovamente alla responsabilità dei singoli. La battaglia «si vince assieme», ripete Fedriga invitando i cittadini al rispetto delle regole e alla collaborazione.

Nel profilo generale dell’ordinanza, si decide perciò di inserire «interventi chirurgici» mirati a ridurre i fattori di rischio aggregazione. Di qui il divieto di consumo di cibi e bevande non solo all’esterno dei locali che si sono organizzati con la vendita per asporto, ma anche in altre aree pubbliche o aperte al pubblico. Troppo spesso, è la considerazione del presidente della Regione, si sono visti in quei contesti persone che, mascherina abbassata, hanno continuato comunque a incontrarsi, a interloquire, ad assembrarsi.



Le raccomandazioni

A seguire ci sono pure le «forti raccomandazioni», così si legge nel testo dell’ordinanza, ritenute utili per le situazioni in cui non è possibile per le istituzioni mettere in atto un controllo, e non resta che appellarsi al buon senso della gente. Ed ecco la sollecitazione a utilizzare il Tpl «se non per necessità altrimenti non espletabili», a non recarsi nelle altre abitazioni di nuclei familiari diversi dal proprio, anche in questo caso se non quando strettamente necessario, a evitare luoghi affollati, a incrementare lo smart working per decongestionare gli uffici.



Lo sport

L’ultimo passaggio, ed è un divieto, riguarda lo sport. Vengono sospese le attività sportive di contatto all’aperto, le uniche che rimanevano consentite, esclusi gli eventi e le competizioni di interesse nazionale. Resta permesso, comunque, passeggiare, correre e anche giocare a tennis (ma solo se tesserati Fit) o praticare l’atletica, sempre all’aperto, in quanto non sport di contatto.

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Il rischio

Tutto questo in un contesto in cui i numeri del contagio sono tutto fuorché confortanti. Con un carico sul Ssr mai così pesante, Fedriga per primo ammette che l’arancione potrebbe diventare rosso tra qualche giorno: «Il rischio c’è, ma non abbiamo certezze assolute». Il presidente, ritornando sulla questione dei parametri governativi che le Regioni vorrebbero ridurre da 21 a 5, parla di «situazione molto strana: quando i nostri dati erano in miglioramento ci hanno messo in zona arancione, mentre adesso saremmo in area gialla anche se noi ci accorgiamo che siamo più in difficoltà».



I test nei comuni a rischio

Nell’attesa la richiesta è di collaborazione. Anche ai comuni chiamati a uno screening via tampone antigenico. Si tratta di Dolegna in provincia di Gorizia, Paularo, Socchieve e Sutrio nel territorio udinese, Claut e Castelnovo nel Pordenonese. Un’operazione modello Alto Adige, allo scopo di individuare infezioni e nuovi positivi, a partire dagli “invisibili” asintomatici. Si parte già domani, con in campo la direzione centrale Salute, la Protezione civile, i dipartimenti delle Aziende sanitarie e le amministrazioni locali. Si tratterà del primo atto di tamponi di massa ogni qual volta si renderà necessario contenere le impennate del virus.

Fedriga parla già di Cimolais e Andreis in Valcellina, per contiguità territoriale, e aggiunge: «La nostra idea è di estendere uno screening che non ha fini epidemiologici, ma serve a isolare i positivi, in particolare dalle fasce più fragili, e ad alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie». Sarà la direzione centrale a individuare di volta in volta i comuni. Attenzione, come in Veneto, pure ai test fai da te. «Sempre che funzionino», avverte il governatore.



La polemica

A margine, Fedriga mette nel mirino le forze di minoranza, a loro volta ieri in conferenza stampa sulla pandemia: «L’appello alla responsabilità che ho fatto più volte viene quotidianamente smentito dall’opposizione in Regione. Difficile pensare che attacchi strumentali possano servire a vincere il virus».

L'interpretazione della Fipe

E oggi, martedì 27 novembre, all'indomani della conferenza stampa con cui Fedriga ha presentato l'ordinanza affermando specificatamente che non si può mangiare e bere all’aperto, la Federazione degli esercenti di Trieste (Fipe) ha fornito la sua interpretazione in merito.

ATTENZIONEL' ordinanza regionale del 23 novembre 2020, NON VIETA il consumo di cibi e bevande sulla pubblica via, bensì...

Pubblicato da FIPE Trieste su Martedì 24 novembre 2020

"L'interpretazione che noi abbiamo fornito ai soci - scrive in una nota la presidente della Fipe Trieste, Federica Suban - indica che l'ordinanza regionale non vieta il consumo di cibi e bevande sulla pubblica via, bensì la consumazione in forma statica su suolo pubblico creando assembramenti. Ovviamente, resta vietato consumare cibi e bevande nei dehors dei pubblici esercizi o in prossimità. Insomma, per noi l'ordinanza consente di prendere il caffè per asporto e berlo camminando, importante è che non si formino assembramenti e che non ci si fermi a sorseggiarlo fuori dal locale. Per avere riscontro sulla nostra interpretazione, abbiamo avanzato alla Regione la richiesta di inserire un quesito esplicito in una prossima Faq".

  

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