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Doppio isolamento al Cara di Gradisca. All’interno i positivi messi in zona rossa

Il muro dell’ex caserma ora Cara e Cpr di Gradisca Foto Bumbaca

La palazzina divisa in due ali: la prima ospita i 106 contagiati, la seconda 106 contatti stretti. Nessuno può lasciare dal sito, in arrivo 15 moduli prefabbricati 

GRADISCA Una “zona rossa” per i positivi. E una, definita “grigia”, per gli altri ospiti che dovranno affrontare la quarantena. Entrambe, curiosamente, occupate da 106 persone ciascuna. È questa la suddivisione degli spazi decisa dalla Prefettura di Gorizia nella palazzina del Cara, il centro per richiedenti asilo travolto nel fine settimana dall’esito-choc del maxi screening effettuato da Asugi sull’intera popolazione della struttura. Che adesso è doppiamente sigillata, dunque: al suo interno, con transenne e forze dell’ordine a vigilare, assieme agli operatori, sulla separazione dell’ala dei contagiati da quella dei negativi; e all’esterno, con il perimetro che continua a venire sorvegliato dai carabinieri della Compagnia di Gradisca per scongiurare eventuali allontanamenti.

Domenica si sono fatte le ore piccole all’ex Polonio, con la laboriosa organizzazione degli spazi e i conteggi definitivi. Alla fine il numero di contagi è leggermente inferiore a quanto inizialmente annunciato (sono come detto 106 anziché 112) ma fa comunque impressione e va gestito con assoluta fermezza. Anche i 27 positivi più “datati”, che inizialmente erano ospitati nella tendopoli sita di fronte al Cpr, domenica sera sono stati scortati nella palazzina del Cara. Le tende vengono invece sostituite in queste ore da 15 moduli abitativi prefabbricati. A confermarlo è il viceprefetto vicario di Gorizia, Antonino Gulletta. «Sono state ore intense – ricorda –. I numeri purtroppo ci hanno costretto ad adottare il piano previsto per il più grave dei tre scenari possibili, ovvero l’intero utilizzo dell’edificio del Cara. I moduli abitativi in arrivo serviranno più avanti, a seconda dell’evolversi della situazione e soprattutto dei numeri». Ovvero: nel peggiore dei casi ospiteranno nuovi contagiati, nel migliore servirà a “svuotare” progressivamente la struttura man mano che arriveranno le negativizzazioni.


La capienza teorica delle “casette” esterne al Cara – riscaldate – è di circa 60 posti, «Ma non tutti saranno occupabili contemporaneamente, per questioni di rispetto dei protocolli sul distanziamento». La situazione nella struttura ministeriale è critica per la difficoltà di gestire il gran numero di casi positivi in un contesto di affollamento e di diversità linguistica e culturale. I richiedenti asilo sono però tutti asintomatici o con sintomi lievi e questo facilita il compito di assistenza – riferiva ieri il sindaco, Linda Tomasinsig. – Da domenica, con la positività di metà di loro e l’altra metà considerata contatto stretto, tutta la struttura è isolata e gli ospiti dovranno attendere fino al tampone negativo per poter uscire, e sempre soltanto per validi e fondati motivi».

Le uscite erano già state limitate con l’ingresso in Zona arancione del Friuli Venezia Giulia. La prima cittadina, tirato un sospiro di sollievo per il mancato inserimento di Gradisca in Zona rossa, dato ormai per certo, conferma come i casi di contagio fra i suoi concittadini siano comunque ormai una novantina. «Per questo ribadisco che le due strutture per migranti andrebbero considerate come realtà separate nella determinazione dell’incidenza del contagio sulla popolazione». –

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