Da Skopje a Sarajevo, via libera al mercato economico comune

Il premier macedone Zaev (sin.) e quello bulgaro Borissov al vertice di Sofia. Foto governo bulgaro

Firmato da Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Kosovo, l’accordo potrebbe agevolare un aumento del Pil pari al 3,6%

SOFIA I leader di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia hanno adottato un piano per un mercato economico comune regionale in un vertice nella capitale bulgara Sofia. Il piano prevede una serie di misure come la riduzione delle spese bancarie transfrontaliere, l'eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio, il coordinamento delle politiche di investimento, il riconoscimento delle qualifiche professionali in tutta la regione e la promozione del commercio elettronico. «La dichiarazione per un mercato regionale comune è di grande importanza per i 20 milioni di persone che vivono nei Paesi balcanici. Aiuterà la prosperità economica e manterrà la popolazione in questa regione», ha dichiarato al termine della firma il primo ministro bulgaro Boyko Borissov come riportato dall’agenzia Birn. E notare bene che a firmarlo è stata la Serbia, ma anche il Kosovo. Insomma “pecunia non olet”.

Il vertice si è tenuto nell'ambito del processo di Berlino, un'iniziativa sostenuta dall'Ue per rafforzare la cooperazione regionale tra i Paesi dei Balcani occidentali e sostenere i loro sforzi di integrazione europea. Processo di Berlino che ha avuto la sua svolta operativa nel Summit di Trieste del 12 luglio del 2017. Il processo di Berlino è presieduto congiuntamente quest'anno dalla Bulgaria e dalla Macedonia del Nord. Il primo un membro dell'Ue e il secondo un paese candidato all'adesione. «L'idea di interconnessione è al centro del processo di Berlino», ha sottolineato il primo ministro macedone Zoran Zaev. Egli ha espresso soddisfazione per il fatto che il processo «si sia evoluto in molto più di un'iniziativa di cooperazione economica, ed è anche una piattaforma per il dialogo tra società civili e collegamento culturale». Il commissario Ue per l'allargamento Oliver Varhelyi ha dichiarato al vertice che un mercato regionale comune «aumenterà l'attrattiva e la competitività della regione e contribuirà a trasformarla in un polo di investimento, interessante anche per gli investitori globali che stanno cercando di ridurre la distanza dai mercati dell'Ue». Egli ha confermato che è già in atto un solido piano di investimenti per la regione, per accompagnare lo sviluppo, che include fino a nove miliardi di euro di sovvenzioni, integrato dal nuovo strumento di garanzia dei Balcani occidentali, che dovrebbe essere in grado di aumentare gli investimenti fino a 20 miliardi di euro. Secondo calcoli prudenti, ha affermato Varhelyi, questi investimenti potrebbero potenzialmente aumentare il Pil reale della regione del 3,6%.


I paesi balcanici hanno anche concordato la cosiddetta Agenda Verde, che tra le altre cose mira a ridurre a zero le emissioni di carbonio entro il 2050 in tutta la regione. L'accento sulla cooperazione regionale al vertice di è stato tuttavia oscurato dalla disputa bilaterale tra i Paesi co-presidenti, ovvero Bulgaria e Macedonia del Nord. Sebbene in generale sostenga l'adesione del suo vicino all'Ue, la Bulgaria ha posto il veto ufficiale all’inizio dei colloqui di adesione della Macedonia del Nord, che la Germania e altri Paesi dell'Ue vorrebbero che iniziasse prima della fine dell'anno. La Bulgaria sta citando una serie di ostacoli bilaterali irrisolti come il disaccordo sull'esistenza della lingua macedone, il disaccordo su alcune parti della loro storia condivisa, così come altre questioni che la Bulgaria sostiene essere promesse non mantenute da parte della Macedonia del Nord. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto uno spirito di riconciliazione, ma finora Sofia è sorda. —

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