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Trieste, Palazzo Dreher aspetta inquilini e mette in mostra i suoi gioielli

L'ingrtesso monumentale di palazzo Dreher (Lasorte)

Dopo il restauro da 2,3 milioni per l'ex sede della Borsa scatta l’iter per ospitare attività economiche e non

TRIESTE Fa un certo effetto aggirarsi nel deserto di palazzo Dreher. Fino a tre anni fa il grande edificio, disegnato nel primo decennio del Novecento dallo studio viennese Bressler & Wittrisch su commissione del birraio boemo Theodor Dreher, era molto frequentato, ospitava uffici - da Confcommercio a Congafi - ma anche sedi di associazioni culturali.



Ora, terminato il restauro esterno con un investimento da 2,3 milioni di euro, lo stabile “trilaterale” (Canal Piccolo, Cassa di risparmio, San Nicolò) può nuovamente dedicarsi ad accogliere attività economiche e non: la condizione imprescindibile è che paghino l’affitto. Il bando, che sarà emanato dal presidente Antonio Paoletti prima di Natale, sarà volutamente flessibile: il canone dipenderà dagli spazi richiesti e dal contenuto proposto.



Pierluigi Medeot, segretario generale dell’ente camerale targato Venezia Giulia, mostra le principali attrattive che spiccano in una vasta superficie utilizzabile di 6000 metri quadrati spalmati su 8 livelli. Va tutto sul mercato della locazione (vendite? nein danke), a parte il Museo commerciale, che resterà al suo solito posto al 2° piano e che tornerà ad aprire i battenti non appena la situazione sanitaria si sarà normalizzata: le tre sale iniziali, il salone centrale, la sala Mollari con il “modellone” alto 5 metri.



Due i gioielli sui quali il vertice camerale punta per una riqualificazione anche operativa dell’edificio: la Sala borsa e il roof garden al sesto piano. Da tempo l’ex sala delle contrattazioni azionarie, dove a fine anni Venti si spostarono le “grida” in precedenza echeggianti in Tergesteo, non è più leggibile dal punto di vista borsistico: tra il 1989 e il 1997 la bella realizzazione, firmata da Gustavo Pulitzer Finali, dismise la missione finanziaria. Le originarie “corbeilles”, ovvero il piccolo recinto nel quale si negoziavano i titoli, sono allestite nel museo, obliate dai terminali informatici. Il salone funge da momentaneo magazzino in attesa che arrivino proposte in grado di rispettarne le prestigiose ascendenze. Medeot non nasconde le sue simpatie per una riedizione convegnistica, perchè centralissima e sufficiente a contenere un centinaio di persone.

Tra l’altro, proprio durante la visita, si provvede a eliminare la pradella di cemento che in via San Nicolò proteggeva la pavimentazione dal passaggio dei mezzi utilizzati per i lavori sulle facciate di palazzo Dreher.



Poi ascensore fino al sesto piano. La coppia di ascensori presenta su ogni livello le decorazioni liberty originarie restaurate. All’interno del sesto piano operava il laboratorio merceologico, prima che fosse trasferito in zona industriale e di recente acquistato dall’imprenditore Franco Cergol: il passato “chimico” degli interni è ancora ben visibile, ma i resti – dice Medeot – saranno prossimamente evacuati.



L’ex laboratorio termina con una delle golosità del palazzo: la terrazza panoramica aperta sul mare e sul centro cittadino, rafforzata da un ardito balconcino sopra via Cassa di risparmio. Theodor Dreher l’aveva destinata a roof restaurant. Medeot non pone limiti alla Provvidenza. —


 

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