Trieste, il ritorno del fronte del no: «Parco del mare illogico»

Le associazioni ambientaliste in coro: «Ennesimo spot da campagna elettorale». Lega Navale e Italia nostra: «Si crei una scuola vela d’altura con servizi annessi» 

TRIESTE Prigione del mare, progetto nato morto, trovata circense. Sono solo alcuni degli epiteti lanciati in questi giorni all’indirizzo del Parco del mare dai detrattori. Ambientalisti, associazioni, sindacati, imprenditori contrari all’investimento della Camera di commercio si schierano ancora una volta contro il progetto dell’acquario, che ritengono non sostenibile e lontano dalle necessità di Trieste.

Ecco come sarà il nuovo Parco del mare di Trieste



La politica si è già espressa: il centrodestra a favore, il M5s radicalmente contrario e il Pd passato dal no a una posizione di prudenza, in attesa di vedere i numeri del piano. A tornare in campo sono adesso i sodalizi che si battono per il rispetto dei vincoli paesaggistici. Legambiente, Wwf, Comitato La Lanterna, CamminaTrieste, Triestebella, Unaltracittà e Adesso Trieste definiscono la presentazione del Parco del mare «ennesimo spot da campagna elettorale. Esof ha lanciato la proposta di creare in città un importante istituto per studiare la sostenibilità ambientale e qui si ripropone un tipo di museo abbandonato in molte parti del mondo, mentre con le nuove tecnologie è possibile garantire un’interazione con la natura senza costringere animali a vivere in cattività».

Le organizzazioni attaccano la Soprintendenza: «La modifica del vincolo sull’area non solo elimina il divieto di edificare nel raggio di 130 metri dal vecchio faro ma, caso unico in Italia, elimina l’inedificabilità in un’area di grande pregio ambientale e paesaggistico, seppur mai fatto rispettare, con la possibilità di incrementare ulteriormente le volumetrie. Nulla si sa sul futuro della vicina piscina terapeutica e sulla destinazione dell’ex centro meccanografico».



Il proprietario del Caffè San Marco Alexandros Delithanassis ha lanciato la petizione per chiedere al presidente camerale Antonio Paoletti di dirottare a beneficio delle aziende del commercio e del turismo gli otto milioni accantonati dall’ente per il Parco: «È una follia e il pubblico metterà le risorse promesse? Bisogna darsi una scadenza per capire se i fondi arriveranno dopo 15 anni di parole. Dopodiché Paoletti dovrà usare lo stanziamento per altre finalità di rilancio del commercio e del turismo, piegati in due dalla crisi. Paoletti ha minacciato di mandarmi gli avvocati perché ho un’idea diversa dalla sua: non li ho visti. Parliamo di un presidente che si avvia a ricoprire il quinto mandato. Sarebbero 25 anni, serve ricambio: si faccia avanti qualcuno che rappresenti porto, industria o turismo».



Il segretario provinciale della Cgil Michele Piga ribadisce «la totale contrarietà: è un progetto in antitesi con l’aumentata sensibilità ecologica e i numeri sulla sostenibilità economica lasciano perplessi, quando tutti gli acquari in giro per l’Europa sono da tempo in difficoltà. Siamo dentro la peggior crisi nazionale e i fondi della Camera vanno indirizzati a riprogettare il sistema del turismo e del commercio. Intanto le categorie economiche tacciono, mentre Paoletti e Dipiazza non parlano con nessuno del futuro della città».



Il progetto non riguarda la piscina terapeutica, crollata a poca distanza dal sito che dovrebbe ospitare il Parco. Federica Verin coordina le associazioni che hanno raccolto settemila firme per realizzare la nuova Acquamarina e la vede dal suo angolo di prospettiva: «L’area di Porto Lido ha bisogno di una riqualificazione e non siamo contro opere che portano turismo e lavoro, ma sorprende che le istituzioni non abbiano preteso che il piano consideri un impianto più generale e dunque anche la piscina. La concessione del bene scade nel 2028, quando l’edificio crollato andrà restituito all’Autorità portuale in perfette condizioni. Bisogna tenerne conto. Poi se l’occasione sarà fornita dall’acquario, questa è valutazione della politica».

La Lega navale ha sede nell’area e, assieme a Italia nostra, propone un’alternativa all’acquario, considerato «un lusso che non ci possiamo permettere», davanti alla crisi delle categorie e al crollo della piscina. Per le due associazioni il Parco «stravolgerebbe l’identità storica del sito». Meglio allora una «scuola vela d’altura, con stazione meteorologica, officine di rimessaggio e un luogo di ristoro», con attenzione ai mondi della disabilità e delle barche storiche. —


 

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