Dallo chalet svizzero alle ville dei custodi: viaggio tra le dimore nascoste nel parco Miramare di Trieste

Sono una decina le casette e gli edifici abbandonati da anni. Ora c’è la volontà di recuperarli. Ma si attendono le risorse

TRIESTE Alcune appaiono quasi dei ruderi, altre sono meno malmesse ma comunque segnate da un degrado che dura da anni. Eppure conservano tutte un antico fascino. Sono le sei casette sparse all’interno del parco di Miramare, alle quali si aggiungono altri edifici in attesa di ristrutturazioni, come il bagno ducale, le serre antiche, il castelletto e la cappella. Dieci “chicche” che, per la gioia dei tanti triestini che hanno a cuore quell’angolo di Trieste, dopo anni di abbandono potrebbero presto tornare a miglior vita. L’intenzione della direttrice del Museo e del parco di Miramare, Andreina Contessa, è infatti avviare un piano di recupero del patrimonio immobiliare, una volta concluso il ripristino della parte botanica.



Le prime tre ville si trovano nella parte alta del parco e sono casa Radonetz, Jelinek e Ziak. Un'altra, Garlanz, si trova nell'area vicina a piazzale Massimiliano. In mezzo alla zona boschiva c'è la dimora Daneo, mentre l'ultimo edificio, conosciuto come “lo chalet svizzero”, è situato in prossimità del laghetto. Tutte sono chiuse da recinzioni e cancelli, per evitare che le persone possano avvicinarsi. L’ultima era abitata fino a qualche anno fa. Ma chi aveva la fortuna di viverci? Negli ultimi decenni giardinieri e custodi, insieme alle loro famiglie.



Iniziando il giro, il più visibile ai visitatori è lo chalet, con la scalinata, il balconcino e i dettagli rossi. Era nato quasi esclusivamente a scopo decorativo, scenografico, per arricchire la visuale dello spazio vicino al lago. Al suo interno le stanze sono molto piccole proprio perché ideato senza unaspecifica funzione operativa, anche se fino a qualche anno fa è stato abitato in parte da un giardiniere. Proseguendo il tour nella parte alta, con un accesso possibile anche grazie a una strada asfaltata, c’è una delle più belle dimore, Casa Jelinek. Anche qui c’è un elegante pergoletto rosso e uno spazio molto curato davanti, che comprende una fontanella. Ci abitava personale che svolgeva ruoli diversi da quelli legati alla semplice manutenzione e più importanti.

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Stesso destino per la più grande in assoluto, qualche metro più in alto, destinata da Massimiliano al suo economo. È casa Radonetz, sopra la galleria. Prima della costruzione della Costiera, dalla villa partiva una lunga scalinata, che portava direttamente verso il castello e il mare. L’edificio è molto più ampio degli altri e vantava anche sale di rappresentanza. Dietro, tra i pezzi di ferro ormai arrugginito e dimenticato, è finita la recinzione originale della statua di Massimiliano in piazza Venezia. Ci sono poi altri fabbricati - Casa Garlanz, Ziak e Daneo -, più semplici delle precedenti, e anche questi assegnati, sia in tempi passati che più recenti, a giardinieri e custodi. Su alcune casette lo scorso anno gli studenti dello Iuav di Venezia si sono esercitati pensando a restauri o riutilizzi. Tra le ipotesi un ristorante, un luogo dedicato alla cultura, una scuola dove imparare a gestire un parco storico e spazi didattici, soprattutto per gli ambienti più piccoli e fiabeschi.



Per dare nuova vita a quegli spazi, però, servono fondi. «Due settimane fa sono arrivati dal ministero del Beni culturali i primi due milioni di euro dei 4 attesi - spiega Contessa -. Serviranno gli altri per poter pensare anche agli edifici abbandonati. Per ora abbiamo lavorato sulla parte botanica, che era più in sofferenza. Poi, quando arriveranno le altre risorse attese, inizieremo a lavorare anche sulle casette. È troppo presto, però, per iniziare a pensare a possibili destinazioni future dei singoli edifici. Andranno fatte valutazioni più avanti, anche in base all’entità dei vari interventi».



Tra gli spazi da restaurare le serre antiche, a pochi passi dal castelletto, al momento vuote e ripulite, ma che necessitano, ad esempio, della creazione di nuovi impianti. Sempre nella stessa zona anche la cappella di San Canciano, un semi rudere, limitato da alcune transenne. Già arrivati invece alcuni finanziamenti ad hoc per il bagno ducale, piccolo edificio in legno pensato come semplice ricovero in cui fermarsi dopo le giornate di sole. Il cantiere da 150 mila euro partirà tra gennaio e febbraio e si concluderà a inizio estate. L’obiettivo è di riportarlo allo splendore originale, e renderlo visitabile su appuntamento. —
 

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