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Coronavirus, la Slovenia prepara gli screening di massa

I test però su base volontaria. Ok agli acquisti oltreconfine ma solo se negozi e distributori sono più vicini a casa propria

/ LUBIANA La situazione continua a essere grave in Slovenia e il vaccino resta ancora un’ipotesi lontana. Stanco di vedersi recapitare ogni giorno sul tavolo il triste resoconto dei nuovi contagi, il premier Janez Janša ha annunciato che i ministeri competenti sono stati incaricati di preparare tutto il necessario per i test volontari di massa per il Covid-19 e per l'istituzione di un programma di registrazione dei candidati per i tamponi entro il 5 dicembre. Forse più facile a dirsi che a farsi, anche in un Paese con 2 milioni di abitanti. Ricordiamo che alla fine di ottobre, la Slovenia ha temporaneamente ridotto la portata dei test per alleviare la pressione sui laboratori, ma presto è tornata a testare tutte le persone potenzialmente infette. All'epoca, sia il portavoce del governo Jelko Kacin, che il capo dell'Istituto di microbiologia e immunologia Miroslav Petrovec sottolinearono che l'implementazione dei test sulla popolazione di massa è un compito logistico eccezionale. Lo scopo dei test di massa (la prima a pensarci e a iniziare i preparativi è stata la Slovacchia) sarebbe principalmente quello di sapere quanta parte della popolazione è infetta.

«Possiamo ottenere queste informazioni solo se testiamo l'intera Slovenia in una volta e in un tempo relativamente breve», spiegò Kacin all'epoca. Altri problemi potrebbero sorgere anche dalla fornitura di un numero così elevato di tamponi. Sicuramente meno problematico sarà il test settimanale obbligatorio per tutti gli operatori sanitari deciso ieri dal governo che ha introdotto anche una novità relativamente alla possibilità di ingresso in Slovenia da Paesi in zona rossa (Italia, Austria, Ungheria e Croazia) senza l’obbligo di quarantena o di tampone. La deroga oltre ai lavoratori transfrontalieri nel limite delle 14 ore, per motivi familiari ma con sole 72 ore a disposizione o per motivi sanitari viene estesa anche a coloro i quali (sia sloveni verso l’Italia che poi devono rientrare, sia viceversa) hanno negozi o servizi più vicini al luogo di residenza nel Paese limitrofo che in quello di residenza. Ad esempio chi abita a Basovizza potrà andare a far benzina a Lipizza, ma non chi abita in corso Italia. Tempo a disposizione: due ore.

Oltre alla chiusura di negozi, tranne quelli che vendono generi di prima necessità, di cinema e teatri già prolungata giovedì scorso, ieri stessa sorte è toccata anche agli altri provvedimenti restrittivi quali il divieto di spostarsi in un comune diverso da quello di residenza, il coprifuoco dalle 21 alle 6, il blocco del trasporto pubblico (bus e treni, viaggiano solo i merci). Se ne riparla tra 7 giorni. Per quanto riguarda le cifre dell’epidemia, ieri i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 1.690 su 6.580 tamponi effettuati, il che significa che il 25,68% di coloro che sono stati sottoposti al test è risultato positivo.


Il ministro della Salute Tomaž Gantar, intanto, ha silurato il suo sottosegretario Tina Bregant. Secondo fonti del quotidiano Dnevnik, i rapporti tra lei, Gantar e il membro del gabinetto del ministro, Biserka Simčič, si sono deteriorati. Si dice che Tina Bregant si opponesse alle modifiche nel campo dell'accreditamento dei fornitori sanitari, che, secondo molti, solleverebbe sospetti di corruzione. Se il cambiamento avesse successo, i ricavi della società di accreditamento - il cui comproprietario è Dorijan Marušič, amico di Gantar ed ex collaboratore di Biserka Simčič - aumenterebbero molto probabilmente in modo significativo. —

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