Trieste, obiettivo aprile 2024 per il Parco del mare da 600 mila visitatori

Fissati il traguardo per la consegna dell’opera e il flusso annuale di ingressi. A regime 120 posti di lavoro. Investimento da 44 milioni, 20 dal pubblico

TRIESTE La promessa è di consegnarlo per l’aprile 2024. Nei disegni dei progettisti il nuovo Parco del mare sarà un volume bianco, largo e piatto, affacciato sul mare alle spalle della Lanterna, in fondo alla Sacchetta. Ci vorranno un investimento da 44 milioni e poi un flusso di 600 mila turisti all’anno, perché l’acquario voluto dalla Camera di commercio possa essere costruito ed essere sostenibile sul piano economico.

Ecco come sarà il nuovo Parco del mare di Trieste



Dopo lo sblocco dei vincoli da parte della Soprintendenza e l’acquisto della società Trieste Navigando (con annessa concessione sull’area di Porto Lido), il presidente camerale Antonio Paoletti decide di svelare il progetto delle imprese Icop e Costa Edutainment, che propongono alla città un piano di riqualificazione dell’area della Lanterna: abbattimento degli edifici fatiscenti che precedono l’antico faro, realizzazione di una passeggiata e rifacimento dell’accesso al “Pedocin”. I privati sono pronti a impegnarsi per 24 milioni e gli altri venti saranno a carico della mano pubblica, tra Camera di commercio e Regione.



«Abbiamo voluto presentare il progetto – esordisce Paoletti – in un momento drammatico, per dare una speranza e visione di futuro e sviluppo turistico». Il presidente è emozionato e gli scappa l’iperbole: «Abbiamo lavorato ogni giorno per 15 anni e ora costruiamo il futuro del Friuli Venezia Giulia. Icop costruirà, Costa gestirà e Iccrea finanzierà». Alle sue spalle è appena passato un video che illustra il degrado dei luoghi e le simulazioni di ciò che potrebbe essere.



Gli studi di architettura Cosestudi (gli americani Ginette Castro e Michael Oleksak) e Archest (Annamaria Coccolo) hanno immaginato un edificio alto 12 metri (che diventano 7,5 in prossimità del mare), costruito attorno a una «vasca oceanica» da oltre tre milioni di litri e dotato di una grande terrazza, affacciata in pendenza sul mare e accessibile grazie a una scalinata, che sembra un perfetto luogo di ritrovo per le serate estive. Il progetto si basa sulla demolizione degli edifici posti sul lato del Pedocin, mentre rimarrà al suo posto buona parte dei volumi che oggi soffocano la Lanterna. Negli spazi ricavati sarà realizzato un viale che condurrà all’acquario e che i progettisti considerano una piazza allungata, anche se la camminata sarà affiancata non troppo diversamente da oggi da una serie di parcheggi a raso, né il piano considera le modifiche che interverranno per il rifacimento della piscina Acquamarina.


Gli interni del Parco acquatico prevedono una superficie di cinquemila metri quadri su tre livelli, per ospitare vasche, mostre multimediali e attrezzature. Il tutto sarà creato in 24 mesi di lavori, che seguiranno gara di evidenza pubblica e autorizzazioni di rito. «Speriamo che le istituzioni accelerino le procedure permettendoci la consegna nella primavera 2024», sottolinea Paoletti.

A regime l’attrazione promette di dare occupazione a 120 addetti fra diretti e indiretti, molti dei quali ad alta specializzazione sotto il piano tecnico e veterinario. Ma il numero più importante sono i seicentomila turisti all’anno, che le due società reputano indispensabili per rendere il Parco sostenibile sul piano economico e che rappresentano una notevole riduzione del milione di biglietti considerato necessario dai progetti precedenti.

Il presidente di Icop Vittorio Petrucco assicura di non aver lasciato nulla al caso: «Ci abbiamo impiegato due anni per costruire questa proposta e ci siamo candidati a finanziare, costruire, gestire e mantenere l’acquario per vent’anni, rivolgendoci a studi specializzati. Il nostro progetto è dimensionato su seicentomila presenze, con un investimento da 44 milioni di cui venti garantiti dalla parte pubblica. Ci siamo chiesti se fosse giusto ipotizzare questo investimento in un periodo nel genere, ma bisogna guardare al futuro e l’acquario occuperà cento persone più l’indotto: è una grande opportunità di sviluppo. L’auspicio è ripetere quanto successo a Servola con la Piattaforma logistica: vorremmo che il Parco fosse un altro pezzo di puzzle per la riqualificazione di Trieste».

Il presidente di Costa Edutainement Giuseppe Costa dice di «essere venuto per la prima volta in città a parlare di acquario nel 1998: ci abbiamo provato diverse volte». Oggi la società gestisce strutture simili a Genova, Cattolica, Livorno e Malta. Per Costa, «nel 1992 l’acquario ha cambiato la storia di Genova, facendola diventare città turistica e facendo salire le quotazioni degli immobili dell’area. Ovunque abbiamo rigenerato edifici cadenti e mettiamo a disposizione un’attrazione che è anche cultura scientifica, perché non tutti possono andare sul Mar Rosso e sulle barriere coralline». —


 

Zuppa fredda di barbabietola, arancia e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi