Natale, l’Italia vede giallo ma con riserva. Piemonte e Lombardia verso l’arancione

L’indice Rt in miglioramento ovunque. Speranza: «Decideremo anche con le Regioni». Ma c’è chi teme una terza ondata

ROMA A Natale l’Italia potrebbe tingersi di giallo, il colore che alza le saracinesche dei negozi, consente a tutti di uscire di casa e varcare i confini della propria regione, tiene aperti bar e ristoranti fino alle 18 e consente le lezioni in presenza dalle materne alla terza media.

A prevederlo è l’ultimo monitoraggio dell’Iss dal 9 al 15 novembre, che al momento lascia la cartina dell’Italia con gli stessi colori della settimana scorsa. Salvo l’Abruzzo, che in zona rossa da lockdown ci si era già messo da solo quattro giorni fa. Decisione consacrata ora dall’ordinanza numero due firmata dal ministro alla Salute, Roberto Speranza.



La prima aveva lasciato in zona rossa Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Calabria, in quella arancione Puglia e Sicilia. Ma i colori sono destinati un po’ a stingersi già dalla prossima settimana, perché l’Rt a livello nazionale è sceso a 1,18 e così è stato un po’ in tutte le regioni. E questo in prospettiva fa allentare le misure.

Il Dpcm in vigore prevede infatti che per finire in area rossa o arancione i 21 parametri del monitoraggio collochino una regione a un livello di rischio alto. Dove infatti restano in 17 su 21. Ma poi se si ha un Rt superiore a 1,5 si va in lockdown, se tra 1,25 e 1,5 si diventa arancioni. Con un Rt più basso si resta nell’area gialla, anche se complessivamente si è etichettati a rischio alto.

Quindi l’Rt è il vero metronomo delle chiusure e siccome scende un po’ ovunque, le strette sono destinate ad allentarsi. Lo stesso Dpcm prevede che chi è entrato in zona rossa o arancio debba avere numeri migliori per due settimane, più una di verifica dati, prima di poter cambiare colore in meglio. Per questo Speranza, da noi, interpellato specifica: «Le regioni che da due settimane mostrano numeri in miglioramento potranno passare il 27 novembre dalla fascia rossa a quella arancione, ma decideremo anche con loro e in base ad un’attenta valutazione dei dati». Le regioni in questione sono Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta, che erano con numeri da rosso due settimane fa, poi da arancione quella scorsa e ora addirittura da fascia gialla. La «rossa» Calabria, che teoricamente gialla lo sarebbe già da due settimane, potrebbe invece diventarlo sul serio sempre il 27. In base agli stessi meccanismi la prossima settimana da arancione a giallo passerebbero Puglia e Sicilia.

Il 1° gennaio poi, se si confermeranno i dati dell’ultimo monitoraggio, da rossa direttamente a gialla passerebbe Bolzano. Stesso colore del quale si tingerebbero le «orange» Liguria e Umbria.

A seguire il 4 dicembre da rossa a gialla potrebbe passare la Campania, mentre la Toscana dal lockdown transiterebbe alle strette più blande dell’arancio. Colore del quale sembrano destinate a tingersi anche Emilia, Marche e Friuli.

Il condizionale è d’obbligo, ma che il calendario sia rispettato è altamente probabile, perché, come rimarcato dal report, oltre che dal super trio del Cts, Gianni Rezza (Salute), Silvio Brusaferro (Iss) e Franco Locatelli (Css), «l’Rt sta calando e presto lo farà conseguentemente anche la curva dei contagi, grazie al meccanismo delle misure diversificate».

Il problema è capire cosa succederà poi, dopo aver allentato le strette. Lo stesso report sottolinea infatti che «l’incidenza elevata dei casi, seppure con un iniziale rallentamento dell’indice di trasmissione, richiede il mantenimento rigoroso delle misure in essere». Anche evitando «tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo». E lo stesso presidente dell’Iss invita «a non cantar vittoria, perché non dobbiamo accontentarci del calo dell’Rt, ma dobbiamo portarlo sotto l’1». Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, dice quello che alcuni esperti del Cts interpellati pensano: «Bisognerà vedere i numeri di dicembre, ma la discesa sarà comunque lenta e con ancora qualche decina di migliaia di casi al giorno le riaperture potrebbero farci sommergere da una terza ondata». Quella che tutti dicono di voler evitare. —


 

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