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Esauriti i letti per pazienti Covid non gravi: stop a ricoveri di ospiti delle case di riposo

Il trasferimento di un’anziana ospite della casa di riposo triestina La Primula la scorsa primavera.

Sospeso il trasferimento di anziani asintomatici e con sintomi lievi nelle aree create ad hoc. Il piano pandemico di Asugi non regge

TRIESTE  Il piano pandemico di Asugi, presentato a fine settembre, non tiene più. Non per quanto riguarda la gestione del coronavirus nelle residenze per anziani. Antonio Poggiana, direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliana Isontina, è costretto a informare le strutture dell’impossibilità, in questa fase, di procedere al trasferimento di anziani non gravi, ma con tampone positivo, nelle aree Covid, sia degli ospedali che del privato convenzionato. Tanto a Trieste quanto nell’Isontino.

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Nel documento da oltre 250 pagine, scritto da una quarantina di esperti, si precisava tra l’altro che la positività riscontrata in una residenza per anziani o per disabili avrebbe determinato l’attivazione della centrale operativa territoriale per l’organizzazione del trasferimento dell’assistito, «nel più breve tempo possibile», nel reparto Covid dedicato (Rsa San Giusto se asintomatico o paucisintomatico, Infettivi del Maggiore o altro reparto medico appropriato, in presenza di sintomatologia respiratoria o altra significativa). Sono passati nemmeno due mesi e quel «nel più breve tempo possibile» non si può più garantire. E dunque, scrive Poggiana, molti pazienti asintomatici o paucisintomatici nelle residenze, anziché trasferiti, «devono essere trattenuti in struttura nelle aree di isolamento e quarantena».



Non mancano malumori e preoccupazioni tra i gestori, ma da parte di Asugi si conferma l’impegno di fornitura quotidiana di dispositivi di protezione individuale e pure di personale nel caso di riduzione della forza lavoro interna, con compromissione della sicurezza di ospiti e operatori sanitari. Inoltre, assicura il dg, rimarrà il raccordo costante con Covid team distrettuale, Usca e medici di medicina generale.



La criticità è quella dei posti letto a bassa e media intensità. Alla presentazione del piano pandemico si informò che per i sintomatici con necessità di cure ospedaliere, i reparti di riferimento a Trieste erano quelli del Maggiore: 17 posti nelle Malattie infettive, 24 in Riabilitazione e altrettanti in Geriatria. Per casi di minore gravità si sono poi aggiunti l’ottantina di posti letto alla Pineta del Carso, i 34 al Sanatorio, i 23 alla Rsa San Giusto, i circa 30 a Villa Sissi. Nell’Isontino sono stati invece creati reparti Covid a l Parco Basaglia, alla Locanda del Gelso e alla Rsa di Monfalcone.



Davide Gregori, direttore generale della Salus, fa sapere che alla Pineta c’è ancora una decina di letti, ma nel fine settimana si arriverà alla saturazione, come dalle altre parti, con conseguente decisione di Asugi di congelare i trasferimenti, in un quadro considerato però ancora sotto controllo secondo Salvatore Guarneri presidente regionale dell’Aiop, associazione italiana ospedalità privata, e amministratore delegato del Sanatorio: «Il livello di guardia si è alzato e c’è un’effettiva mancanza di disponibilità nelle aree che si era ritenuto di dedicare al Covid per pazienti che non richiedono intubazione o ventilazione polmonare. Ma, ferma restando l’emergenza in corso, la macchina sta funzionando, grazie a una presenza medica che consente di valutare l’eventuale aggravamento dei pazienti e la necessità di ricovero in ospedale».



Anche Poggiana assicura che gli ospedali stanno reggendo e «sono in grado di gestire tutti i casi gravi». Il dg esclude dunque che l’impennata dei deceduti in residenza o casa di riposo a novembre (24 su 47, un decesso su due in provincia di Trieste, siamo a uno su tre nel resto della regione) dipenda da difficoltà ospedaliere: «Chi è morto in struttura sarebbe morto anche in ospedale».

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Nell’attesa che la curva inizi a scendere, la priorità, come in primavera, è ora un intervento di supporto alle strutture promiscue, quelle che nascono all’interno dei condomini. Per contenere il rischio di ulteriore diffusione del contagio, «si stanno esaminando un paio di soluzioni che possano consentire di accogliere i pazienti Covid». —
 

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