Oltre mezzo milione l’anno dal 2011 a oggi. Ecco i costi dell’aula di Trieste fra gettoni e indennità

Il trend del decennio elaborato dagli uffici del Consiglio comunale. Panteca: «Con i forfait attuali le cifre non saliranno»

TRIESTE Negli ultimi dieci anni il Consiglio comunale di Trieste è costato in media mezzo milione e 50 mila euro annui alle casse dell’ente.

È il dato che emerge dal prospetto decennale reso disponibile ieri dal presidente dell’aula Francesco Panteca (Lista Dipiazza), che ha anticipato per il 2020 una stima dei costi definitivi (circa 540 mila euro) e tirato le somme del lavoro fatto in un periodo difficile per l’aula e la società tutta.


Gli uffici hanno elaborato la sintesi dei costi dal 2011 al 2020, dati che consentono infine di calcolare l’impatto effettivo dell’indennità di funzione (la cosiddetta “paghetta” adottata nel 2019 in sostituzione del gettone precedente).



Il presidente del Consiglio commenta così il lavoro del 2020, segnato come inevitabile dalla pandemia e dal ricorso obbligatorio alle teleconferenze, che tanta fatica han procurato ai consiglieri meno “tecnologici”: «Nel complesso però abbiamo lavorato in modo eccellente e coeso al netto delle differenze politiche – commenta Panteca –. Siamo riusciti a passare al lavoro in remoto e penso non ci siano tanti altri Consigli in Italia che son riusciti ad approvare il bilancio in aprile nel 2020».

A fine ottobre le sedute svolte erano 19, ed è probabile che entro la fine dell’anno si superino le 22 del 2019: «L’aula e le commissioni non si sono mai fermate – spiega il presidente –. Il prossimo documento corposo che discuteremo sarà il piano del centro storico, che arriverà in aula a dicembre, dopo la fine dei 30 giorni per le osservazioni».



Veniamo ai costi. Lo stanziamento annuo per il triennio in corso è di 587 mila e 441 euro. Si tratta del tetto massimo di spesa che il Comune si è dato in seguito all’adozione dell’indennità. Il costo definitivo del 2019 è inferiore di quasi 60 mila euro, perché il sistema tiene conto delle assenze dei consiglieri, che vengono decurtate dalle indennità. Per quest’anno, dicevamo, gli uffici si attendono un costo in linea: «Tenendo conto delle assenze dovremmo restare attorno ai 540 mila euro», dice Panteca.



Ma 540 mila euro sono tanti o pochi? Scorrere l’andamento dei costi in relazione alle giunte e ai presidenti e tenendo conto del sistema di indennità può chiarire il punto.

Nel 2011, da maggio in poi, primo anno dell’amministrazione di Roberto Cosolini, si è spesa una cifra tutto sommato in linea con quelle odierne: 532 mila euro.

Negli anni successivi l’importo aumenta in modo quasi regolare, fino a superare il tetto dei 700 mila nel 2015. L’impennata nel corso del mandato era un fenomeno “fisiologico” del vecchio sistema: con il passare degli anni i gruppi si moltiplicavano, facendo aumentare i costi. Lo si vede nell’aumento del costo delle commissioni, passato da 357 mila euro nel 2011 a 454 mila nel 2015.

A partire dal 2016 assistiamo a una riduzione graduale delle spese: in parte perché con il nuovo Consiglio si era ridotto il numero dei gruppi, ma anche perché il presidente dell’epoca Marco Gabrielli (dimessosi a marzo ’19) aveva posto un freno al ricorso frenetico alle commissioni.

Il 2018 è l’anno in cui si spende di meno, principalmente perché l’ascesa in Regione di numerosi eletti ha risparmiato al Comune di pagar loro l’indennità.

L’arrivo dell’indennità di funzione, quindi, ha posto un tetto massimo alla spesa, ottenuto dai redattori della norma attraverso una media del triennio 2015-2017, composto da due anni “virtuosi” (’16 e’17) e dall’annata più costosa di tutto il decennio (il 2015). Il risultato è stato il tetto massimo di spesa attuale, che nelle mire del Comune dovrebbe restare tale: «Ora il costo è bloccato – dice Panteca – e non serve più mettervi mano». –


 

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