Dal terrapieno di Barcola a Porto Lido: la storia infinita del Parco del mare di Trieste

L'area in cui dovrebbe sorgere il futuro Parco del Mare

Nato nel 2004 da un'Expo mancata, l'idea di realizzare "il più grande Acquario del Mediterraneo" ha attraversato la storia della città per 16 lunghi anni. Nel mezzo molteplici progetti, una girandola di sedi, proteste, raccolte firme e lavori annunciati e mai iniziati. Fino alla possibile svolta di oggi. (Speciale a cura di Elisa Lenarduzzi)

TRIESTE In principio fu il terrapieno di Barcola. Poi si passò al Mercato ortofrutticolo di Campo Marzio per spostarsi, subito dopo, verso l'area delle Rive occupata dal Salone degli Incanti, il Magazzino vini (l'attuale Eataly) e l’area ex Bianchi. Dopo una fugace seconda incursione in Campo Marzio e un rapido passaggio in Porto Vecchio ecco l'approdo (forse) definitivo a Porto Lido. Quella del Parco del Mare di Trieste è la storia, lunga 16 anni, di uno dei tanti sogni finora irrealizzati della città, portata tenacemente avanti dal suo ideatore Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, che nel lontano 2004 lanciò l'idea di realizzare "il più grande Acquario del Mediterraneo" per elaborare il lutto del fallimento dell’Expo triestino del 2008. Nel mezzo molteplici progetti, una girandola di sedi, proteste, raccolte firme e sondaggi. Fino al capitolo odierno: la Camera di commercio ha acquistato la società Trieste Navigando, rilevando la concessione demaniale nell’area della Sacchetta, dopo che Soprintendenza e ministero dei Beni culturali hanno sbloccato i vincoli sull’edificazione dell’acquario nell’area della Lanterna.

«Questa volta si fa, non c’è dubbio» gongola Paoletti davanti a quello che ritiene lo sblocco definitivo al progetto del Parco del mare, la "sua creatura" che ora potrebbe essere messa in cantiere dall’impresa friulana di costruzioni Icop e da Costa Edutainment, che gestisce l’acquario di Genova. Per l’aggiudicazione dei lavori servirà un bando di gara, ma al momento quella di IcopCosta è l’unica manifestazione d’interesse.

L'Expo mancata

Ma come è iniziata questa storia – infinita – e come si è arrivati alla possibile svolta di oggi? Tutta colpa di un’Expo mancata, quella del 2008. Il Parco del mare "nasce" ufficialmente nel dicembre 2004: Antonio Paoletti lancia l'idea con tempismo perfetto già a bordo dell'aereo che da Parigi riportava la delegazione triestina fresca di sconfitta a Ronchi dei Legionari. L'allora sindaco Roberto Dipiazza sdrammatizzando («Non posso mica buttarmi dal quinto piano») decreta che «adesso Trieste non deve chiudersi ma pensare da domani e comunque al riuso del Porto Vecchio». E Paoletti incalza: «Partiamo subito con il più grande Acquario del Mediterraneo, una struttura da insediare proprio nel sito previsto per l'Expo, da qualche parte tra Barcola e il Porto Vecchio e da far lavorare 365 giorni su 365. Un Acquario superiore anche a quello di Genova».

In principio quindi fu il terrapieno di Barcola. Fu quella la prima location occupata dal Parco del mare prima del gioco dell’oca che l’ha visto protagonista in questi anni. Una scelta non proprio azzeccata. Poco tempo dopo ci fu il sequestro dell'area a causa dell’inquinamento.

Campo marzio e le Rive

Nel 2006 il Parco del mare risorge con una nuova ipotesi progettuale: lo spazio del mercato ortofrutticolo di Campo Marzio, a due passi dall’area ex Cartubi di cui si discute adesso. Se ne parla per un paio d’anni, ma le complicazioni sono diverse: in primis, c’è il fatto che la proprietà dell’area non è soltanto del Comune.

Nel 2008 l’acquario viene catapultato da un’altra parte, sulle Rive, tra il Salone degli Incanti, il Magazzino vini e l’area ex Bianchi. Ci sono dei contatti fra le istituzioni interessate e i proprietari dell’area, ma a metà 2009 il progetto subisce uno stop a causa di uno studio del Comune (sindaco ancora Roberto Dipiazza) che pone forti dubbi sulla sostenibilità economica del Parco. Nella primavera del 2010 il sindaco suona quelle che tutti interpretano come campane a morto per il progetto: «La soluzione è piazzare delle vasche per i pesci all’interno del Salone degli Incanti senza mettersi a costruire mega-strutture insostenibili. Trieste può sopportare un acquario da 200-300 mila visitatori l’anno, non un Parco del mare da un milione di presenze con costi di manutenzione folli». Paoletti non nasconde la delusione.

Spunta Porto Vecchio

Il parco del mare vive un lungo momento di stallo, che dura fino al luglio 2012, quando il nuovo sindaco Roberto Cosolini, eletto nel 2011, rilancia l'ipotesi Campo Marzio. Ma non dura. Nel giugno 2013 il Parco del mare punta dritto verso il Porto vecchio. L’area in concessione a Greensisam, in mano a Pierluigi Maneschi, sembra perfetta e i magazzini 3 e 4 sufficienti. Solo che è Maneschi a mollare la presa e il progetto non decolla. Nel frattempo cambia la giunta regionale e nel giugno del 2014 il vicepresidente Sergio Bolzonello (ora candidato del centrosinistra alla guida della Regione) sentenzia: «Neanche un euro, progetto inattuabile». In seguito la Regione cambierà idea.

La svolta Porto Lido

La svolta arriva nell’ottobre 2014, quando Paoletti tira fuori la destinazione di Porto Lido, progetto nautico statale naufragato prima di partire. Nel settembre del 2015 il progetto viene presentato alla Regione: lo firma l’architetto statunitense Peter Chermayeff, autore degli interventi all’acquario di Genova e dei parchi acquatici di Boston, Osaka, Baltimora e Lisbona. Il disegno iniziale, piuttosto grandioso, verrà poi ridotto per venire incontro alle esigenze di contenimento di costi e spazi.

Il rendering del Parco del mare firmato dall'architetto Peter Chermayeff

Nel dicembre dello stesso anno Fondazione CRTrieste comunica che si rende disponibile a stanziare l’importo complessivo di altri nove milioni di euro per la realizzazione del progetto, in aggiunta alle risorse già investite. Fondazione che, però, dopo farà un passo indietro, deviando le risorse verso altri progetti.

Sostenibilità e proteste

Il Parco del mare costa più di quaranta milioni: otto messi dalla Camera e quattro promessi dalle giunte Serracchiani e Fedriga, mentre mancano all’appello i nove milioni che CRTrieste aveva prima impegnato e poi ritirato. Se non interverranno sorprese, per i privati si tratterebbe di un investimento da una trentina di milioni. Resta il nodo della sostenibilità economica dell’acquario, che secondo i vecchi studi di fattibilità necessita di un milione di visitatori all’anno per non fare passivo. Il nodo dovrà essere sciolto dal piano di Icop-Costa. Se si aggiudicassero la gara, le imprese si incaricherebbero di realizzare e gestire il nuovo contenitore turistico. Alle loro spalle c’è la rete delle banche cooperative capitanata da Iccrea, che finanzierà l’opera con un prestito imponente e che ha erogato il mutuo da trenta milioni grazie al quale Icop ha costruito la Piattaforma logistica in porto.

Il Parco del mare è andato incontro negli anni a una tormenta di polemiche. L’ultima in ordine di tempo è di un gruppo di imprenditori, che hanno raccolto 1.300 firme per chiedere alla Camera di commercio di distribuire ai propri iscritti gli otto milioni accantonati, dando così un po’ di respiro alle categorie in difficoltà per la crisi Covid.

Contrari sono stati finora il centrosinistra e associazioni come Wwf e Legambiente, avversi all’edificazione di una struttura che prima della Sacchetta era stata immaginata sul terrapieno di Barcola, al posto del mercato ortofrutticolo, accanto al Salone degli Incanti e in Porto vecchio. A luglio Legambiente ha perfino assegnato la non invidiabile “Onda nera” alla Camera di commercio.