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La lotta silenziosa di Cecilia seduta sui gradini del liceo ogni giorno dalle 8 alle 14

Cecilia, la studentessa del Petrarca che per protesta frequenta ogni giorno le lezioni a distanza seduta sui gradini della scuola chiusa

Iscritta al Petrarca di Trieste, la quattordicenne segue le videolezioni non da casa ma all’aperto davanti all’istituto. Un modo per dimostrare quanto tiene alla sua scuola. «Viverla è un diritto» 

La protesta di Cecilia, 14 anni, segue le videolezioni sui gradini del suo liceo a Trieste

TRIESTE Un maglione di lana tirato su fino al collo, una giacca pesante, le cuffiette, il tablet, i quaderni e un cuscino su cui sedersi, per evitare il gelo dei gradini. Così Cecilia, 14 anni, da qualche giorno segue la didattica a distanza fuori dal liceo classico triestino Petrarca. Liceo che ha iniziato a frequentare proprio quest’anno. Una protesta silenziosa, la sua, alla quale ieri si è unita anche una compagna di classe. Un modo per esprimere il desiderio, e rivendicare il diritto, a frequentare la scuola che ama, nonostante abbia vissuto l’insegnamento in presenza meno di due mesi.



Per strada la gente che passa la nota. Qualcuno si ferma, e c’è chi la incoraggia e si complimenta per la sua battaglia quotidiana. Resta seduta all’aperto dalle 8 alle 14, prendendo appunti e seguendo i docenti nel corso delle lezioni online. E non la ferma il traffico rumoroso della strada vicina o le temperature che, soprattutto al mattino, sono sempre più rigide. «Anche in altre città i ragazzi si stanno movimentando, così ho deciso di impegnarmi anch’io, in prima persona perché penso sia necessario dare un segnale - spiega -. Durante il lockdown le lezioni a distanza erano necessarie, ora non credo sia così. Non nego che ci sia una situazione di emergenza, ma ci sono anche gli strumenti giusti per affrontarla. In aula si possono mantenere le distanze, si usano gel, si sanificano gli ambienti, tutto potrebbe proseguire regolarmente. Purtroppo non è così. Senza contare - aggiunge - che i contagi non avvengono nelle scuole».

Cecilia vorrebbe tornare nell'ambiente che da quest’anno ha scelto per il suo percorso di studi, insieme ai coetanei. «Mi manca tutto - dice -. Interagire con i professori, stare con i miei compagni. Spesso è dura seguire le lezioni, molte volte sforiamo con gli orari perché è difficile effettuare le interrogazioni o finire il programma previsto. E so che anche altri ragazzi la pensano così. I miei genitori mi sostengono, alcune signore si sono fermate e mi hanno detto che sono coraggiosa, che anche loro avrebbero fatto così. E anche alcuni docenti la pensano allo stesso modo, anche se in realtà non tutti».

La studentessa è determinata a continuare, non la spaventa nemmeno l’ondata di freddo in arrivo. «Se non sarà sopportabile mi sposterò nell’atrio della scuola, mi hanno dato l’ok - sottolinea -. Di sicuro continuerò con questa protesta fino a quando non torneremo in classe come prima. Sono fermamente convinta delle mie idee. E spero che anche altri si uniscano a me, che si sparga la voce».

Un desiderio già in parte avverato. Ieri infatti a Cecilia si è unita una compagna di classe, Miriam, anche lei iscritta all’indirizzo Classico. «Sono d’accordo con lei - racconta Miriam -. Credo che il primo anno, in qualsiasi scuola, non si possa frequentare a distanza. Abbiamo a che fare con materie nuove, è già difficile iniziare un nuovo ciclo di studi. Doverlo affrontare in questo modo non aiuta. Anzi. Spero di tornare presto, naturalmente nemmeno io sottovaluto l’attuale situazione, ma penso che ci si possa riuscire. Sono già state messe in campo tante misure di sicurezza utili, che penso siano valide. D’ora in poi - annuncia - seguirò anch’io la didattica a distanza fuori dal Petrarca».

A monitorare la situazione la dirigente della scuola Cesira Militello. «Niente si può sostituire alla didattica in presenza - commenta - certo è che in questa situazione valgono sia le istanze di questi ragazzi che si ribellano, sia quelle di chi al momento non è d’accordo. Di sicuro ora non si può tornare in classe. Ma c’è un grande sforzo per effettuare lezioni di didattica digitale integrata, che si rivela un’occasione per utilizzare metodi che potranno tornare utili, in futuro, anche con il ritorno alla normalità. Penso ad esempio a uno studente disabile o in caso di prolungata malattia. Quanto alle ragazze fuori dalla scuola credo che, al di là della protesta, stiano dando un segnale forte e una dimostrazione di amore verso il liceo». —


 

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