Egitto, “Lascia e raddoppia” e luci rosse: il viaggio lungo 68 anni del cinema Rio a Ronchi

La sala di viale della Serenissima a Ronchi nacque da un’intuizione di un italiano sposato a una delle “Alessandrine” 

TRIESTE C’era il tempo in cui, ormai passato da un bel po’, Ronchi dei Legionari disponeva di ben tre cinema. L’Italia, conosciuto anche come Ragno d’Oro, l’Excelsior di via Roma, entrambe rasi al suolo per far posto a lottizzazioni private ed il Rio di viale della Serenissima. L’edificio è ancora esistente, di proprietà privata, oggetto di numerosi lavori di manutenzione ed è l’oggetto del desiderio di chi lo vorrebbe ancora una volta a disposizione della comunità. Risulta tra le manifestazioni d’interesse che sono arrivate al Consorzio culturale del Monfalconese per la realizzazione di un centro unico per la conservazione del materiale bibliografico e documentale delle biblioteche e dei Comuni soci. Edificio che, va detto, risponde appieno a quelle che erano le caratteristiche espresse dal bando che ha avuto il già noto finanziamento regionale da 1, 4 milioni di euro. La storia del cinema Rio che, negli ultimi anni di attività, come successe per altre strutture, si piegò al cinema hard, è interessante ed appassionante.



La storia affonda le radici nell’epopea delle cosiddette “Alessandrine”, ragazze che, tra la fine del 19° secolo e la prima metà del 20°, tutte provenienti dalla fascia carsica slovena, dalla Brda e dalla valle del Vipacco, emigrarono in Egitto, specialmente lungo il nuovo polo commerciale del Canale di Suez, Port Said, in cerca di lavoro. Fu così che da Opacchiasella partì Tieta Jelen, che divenne cuoca del console a Port Said. A partire dal 1924, scese la prima nipote, Marece e, successivamente, anche le sorelle Aurelia e Marta. Quest’ultima sposò Giuseppe De Liso, la cui italianissima famiglia era a Port Said da tre generazioni. Spesso venivano in Italia. Fu in uno di questi viaggi che Giuseppe De Liso, dotato di buon intuito negli affari, ebbe l’idea di costruire un grande cinematografo, che alla fine degli anni Quaranta poteva rappresentare un sicuro investimento. Coinvolse anche il suo già socio in affari, Caruana. De Liso e Caruana affidarono all’ingegner Giovanni Augelli il progetto della nuova costruzione, che venne presentato all’ufficio tecnico del Comune di Ronchi dei Legionari il 18 giugno del 1949. La costruzione, affidata alla ditta Brunetta, si concluse nel 1952. All’attesissima prima fu proiettato il film “Per chi suona la campana”. Già alla fine degli anni Cinquanta l’attività dei cinematografi subì una pesante crisi per l’avvento della televisione. Fu così che De Liso e Caruana acquistarono un videoproiettore, che veniva collocato a metà sala e il giovedì la gente veniva al Rio per assistere alla trasmissione “Lascia o raddoppia”. Il Rio venne venduto alla Società Cinematografi Friulana, intorno al 1964. La Friulana prese in locazione l’Excelsior. I due cinema avevano personale che si intercambiava: Lello Gellini, già operatore nella gestione precedente, era coadiuvato da Severino Miani detto “Smut”, che era l’operatore dell’Excelsior. Maria Diviacco, che era moglie di Sergio Diviacco, fratello del direttore Remigio, era cassiera al Rio, ma prima all’Excelsior. Le maschere, Alessandro Perrotta e tal Cosimo, suocero di Renato Burigato, già presidente della Pro Loco, si davano pure il cambio. Tra gli operatori anche Renzo Simonetti, oggi in possesso di un ricchissimo patrimonio documentale legato alla storia del cinema. L’Excelsior venne costruito nel 1946 e per tal motivo le maggiori case di distribuzione erano in mano ad esso. De Liso, con Caruana, per il Rio ed il gestore dell’Excelsior, Guido Franchi, si accordarono per dividersi le case di distribuzione. L’Excelsior presentava la produzione della Metro Goldwin Mayer, Twentieth Century Fox, Columbia, Cineriz e Warner Bros, il Rio era invece legato alla programmazione della Paramount, Universal, United Artists, The Rank Organization. Anche le aperture e le chiusure erano concordate: il Rio era aperto martedì e giovedì, l’Excelsior il mercoledì e venerdì. Il sabato e domenica erano aperti entrambi. La Società Cinematografi Friulana, dopo le nuove normative seguenti la tragedia al cinema Statuto di Torino, riprese direttamente e per poco tempo la gestione diretta. Chiuse da li a poco l’attività e il cinema fu trasformato a fine anni Ottanta, in sala biliardo, La Nordica, con esclusiva fruizione del pianterreno. Dal 2006 l’immobile è di proprietà della ditta Egon Friuli srl. —

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