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Commissione Regeni verso la proroga

Altri dieci mesi di tempo per indagare sulla morte del ricercatore di Fiumicello: la prossima settimana l’ok definitivo 

TRIESTE Dal 3 dicembre prossimo originariamente previsto fino al 3 ottobre 2021, così da dedicare i due mesi successivi alla stesura della relazione conclusiva.

Si avvia a essere prorogata in questi termini - salvo sorprese del tutto improbabili - la durata dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, insediatasi il 3 dicembre 2019 per «raccogliere gli elementi utili per chiarire tutte le responsabilità e le circostanze» della morte del ricercatore di Fiumicello e «verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che abbiano costituito o costituiscano ostacolo, ritardo o difficoltà all’accertamento giurisdizionale delle responsabilità relative alla morte» di Regeni. Ieri le Commissioni Giustizia e Esteri di Montecitorio hanno approvato la proposta di proroga presentata il 22 ottobre su iniziativa del presidente della Commissione, Erasmo Palazzotto (Leu), e di altri nove membri espressione dell’intero arco partitico, da FdI al Pd passando per Lega, M5S, FI e Italia Viva, a evidenziare quella che un po’ tutti i parlamentari del Fvg presenti nella commissione definiscono una unità di intenti che dovrebbe rendere poco più di una formalità il passaggio in Aula la prossima settimana. «Come ufficio di presidenza della Commissione avevamo già votato all’unanimità: non ci sono problemi da parte di alcun gruppo», dice la vicepresidente della Commissione, la dem Debora Serracchiani. E lo si è evidenziato in questi mesi, «stiamo parlando di un tema troppo più grande di noi e di ogni singolo personaggio cui si può fare riferimento», aggiunge il forzista Guido Germano Pettarin. Conferma dai 5S Sabrina De Carlo, ricordando come invece «tutto sia stato complicato all’inizio». Dopo l’ok della Camera a fine aprile 2019 (astenuti i soli 54 azzurri), si era infatti dovuto attendere dicembre per l’insediamento. Dapprima a rinviare la prima convocazione era stata la caduta del governo; poi - dissero indiscrezioni smentite però dai diretti interessati - ci si sarebbe messo di mezzo un presunto accordo da cercare sul nome del presidente.


Dall’insediamento la Commissione ha audito fra gli altri i magistrati di Roma e la famiglia Regeni. L’emergenza Covid ha poi rallentato inevitabilmente i lavori, mentre da giugno la vendita delle unità navali Fremm all’Egitto ha imposto di «verificare lo stato delle relazioni bilaterali italo-egiziane». Sono sin qui 18 le audizioni svolte e 12 mila le pagine documentali acquisite. Ma - compresa la volontà di effettuare missioni in Egitto e in Gran Bretagna, già saltate per pandemia - ci sono molti altri approfondimenti da svolgere per cercare di arrivare alla verità su quanto accadde al Cairo,ormai quasi 5 anni fa. —



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