Voglia di tornare in aula, sacrifici e maturità

Un’immagine del primo giorno di scuola per gli studenti del polo Slataper di Gorizia. Foto di Pierluigi Bumbaca

TRIESTE A fronte della didattica a distanza che siamo tornati a utilizzare in risposta all'incremento dei contagi da Covid-19, psicologi e pedagogisti denunciano un rischio tutt'altro che teorico per molti ragazzi: quello dell'isolamento. L'allarme è che le conseguenze negative di questa situazione potranno vedersi anche in futuro. Se si protrae il tempo in cui agli adolescenti vengono impedite le normali attività (andare a scuola, fare sport, incontrarsi, uscire in compagnia) - avvertono gli esperti -, possono risultarne compromessi aspetti fondamentali della crescita: il confronto, la socializzazione, la stessa definizione di sé in relazione agli altri.

Mi capita spesso di discutere con i miei studenti su quanto stanno (e stiamo) vivendo. Non si può far finta di nulla, insegnare le cose di prima nel modo di prima. Già il fatto che non siamo a scuola, ma ciascuno a casa sua di fronte a un computer, segnala l'eccezionalità della situazione. Una situazione che se ai tempi della cosiddetta "prima ondata" era stata vissuta inizialmente come una sorta di vacanza imprevista, ora, invece, viene percepita con la stanchezza di un déjà-vu.


Alcuni ragazzi proprio non ci stanno: da qui il moltiplicarsi di iniziative di protesta, come andare con il portatile a seguire le videolezioni di fronte agli istituti scolastici o alle sedi delle istituzioni. L'ha fatto anche qualche mio studente, e mi hanno chiesto che cosa ne pensassi. Va da sé che a un insegnante non può che far piacere questo attaccamento alla scuola: proprio nel momento in cui il diritto a frequentarla è sospeso, si comprende quanto esso sia prezioso. Tuttavia la scuola non è avulsa dalla società. Stiamo vivendo un'emergenza sanitaria senza precedenti nella storia recente. Attenersi a un'indicazione dolorosa ma necessaria come quella di rimanere a casa è, anche per i ragazzi, un segno di maturità e un gesto di partecipazione a uno sforzo collettivo. È stato osservato che ad altre generazioni sono stati richiesti sacrifici ben più pensati: si pensi alle migliaia di giovani appena maggiorenni mandati soldati nelle trincee della Prima guerra mondiale.

La scuola, del resto, non è affatto chiusa: continua a distanza. A tale proposito, dobbiamo fare di tutto per abbattere la disparità tecnologica delle famiglie (e delle scuole), che rischia di perpetuare le disparità sociali. Gli investimenti maggiori avrebbero dovuto essere da subito su questo capitolo di spesa. Più che sui banchi, ora tornati vuoti. —

22 - continua.

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