Prove tecniche tra i partiti sloveni per il “ribaltone” del governo Janša

In primo piano da sin Marjan Šarec, Luka Mesec e Alenka Bratušek

Il premier in Parlamento accetta la sfida e rilancia in aula Alla nuova coalizione mancano ancora i voti necessari

/ LUBIANA

Al Parlamento di Lubiana aleggia un sottile odore di “ribaltone”. I partiti di opposizione dopo aver ricevuto il “gran rifiuto” da parte della Smc, la lista dell’ex premier ed ex ministro degli Esteri Miro Cerar di unirsi al gruppo dei ribelli per cercare di far dimettere il premier Janez Janša (destra populista), continua nel suo percorso assolutamente all’interno di quelle che sono le regole costituzionali del Paese. E non a caso Lista Šarec (Lms), socialdemocratici (Sd), Alleanza per Alenka Bratušek (Sab) e la sinistra (Levica) si sono dati il nome di Coalizione dell’arco costituzionale (Kul).


Nel progetto dei “ribelli” c’è la sfiducia costruttiva nei confronti di Janša con la nomina a premier del tecnico Jože P. Damijan che traghetterebbe il governo fino alle prossime elezioni politiche. Ma quali deputati potrebbero già oggi fornire a Damijan voti sufficienti per un costruttivo voto di sfiducia al governo di Janez Janša? Le varie anime della Kul non hanno ancora dato una risposta a questa domanda, anche se il coordinatore della sinistra, Luka Mesec, prevede che presto verrà presentato in Parlamento un voto di sfiducia al governo. In un'intervista al settimanale Mladina pochi giorni fa, Damijan ha dichiarato che la Kul, a questo punto, ha abbastanza deputati per sostituire l'attuale esecutivo. Per farlo hanno bisogno di 46 voti e i partiti di opposizione ne hanno a disposizione solo 39. Ricordiamo che oltre alla Smc anche Nuova Slovenia Nsi, destra cattolica) ha rifiutato l'offerta di partecipare al “ribaltone”. Tra l’altro Nsi e Smc sono nella coalizione di governo assieme al Partito dei pensionati (Desus) e, ovviamente, al Partito democratico (Sds) del premier Janša.

Ma la vera incognita è Desus, lacui scelta sarà annunciata dopo il congresso elettorale, che si concluderà il 5 dicembre. Tomaž Gantar, ministro della Salute e che sta guidando Desus fino al congresso, ha sottolineato in una dichiarazione in Parlamento che «non vede una ragione speciale per esporre ora Desus in questo contesto», ha precisato che la questione è ancora aperta e che non è stata ancora discussa. «Abbiamo coordinato il programma con Damijan, e ora stiamo contando i voti», ha detto Mesec, ma non ha voluto commentare le dichiarazioni di Damijan secondo cui ci sono già abbastanza voti per “detronizzare” Janša. Tuttavia, ha annunciato che a breve sarà presentata una mozione di sfiducia in Parlamento.

Che non rovesceranno il governo di Janša o non contribuiranno con i loro tre voti parlamentari per il nuovo esecutivo, lo ha assicurato il leader del Partito nazionale sloveno (Sns, estrema destra) Zmago Jelinčič secondo il quale la composizione della nuova coalizione non avrà alcun successo. E Janša? Da vecchio marpione della politica gela tutti con una sua risposta a Mesec in Parlamento: «Sostenete di avere 46 voti (maggioranza in Parlamento ndr.), di avere un premier il quale ha proposto che la Slovenia esca dall’Eurozona. Nominatelo allora, prendete nelle mani il timone e uscite dall’Eurozona, dall’Ue in base al programma, poi vedremo come andrà a finire alle prossime elezioni, non chiedeteci di dimetterci se ci potete sostituire». Uno a uno e palla al centro, o meglio, palla nelle mani di Desus e al suo prossimo congresso. —

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