Nuova chiamata in piazza per gli esercenti di Trieste. Le opposizioni: «No a strumentalizzazioni»

Organizzata dal comitato dell’ex assessore triestino Bandelli. «Ma la politica non c’entra». Dipiazza: «Vedrò se andare» 

Giovanni Tomasin Il mondo del commercio triestino è chiamato nuovamente a scendere in piazza Unità dal comitato che organizzò la prima protesta post-lockdown nel maggio scorso. La Fipe lascia libertà di coscienza ai propri soci sulla partecipazione o meno, il sindaco Roberto Dipiazza non sa ancora se ci andrà, mentre dal Pd e dal Movimento 5 Stelle arriva l’allarme: «Giusto che chi lavora si faccia sentire, ma attenzione alle strumentalizzazioni politiche».

La manifestazione si terrà domani alle 19. 30 Ad organizzarla è stato il comitato “Imprenditori motivati”, sigla che sostituisce la precedente “Ristoratori repressi”. A mettere il volto all’iniziativa, ancora una volta, l’ex assessore e consigliere comunale Franco Bandelli: «Ho presentato regolare avviso in Questura – precisa – ed è necessario premettere che si tratterà di una manifestazione rigorosamente pacifica, non si transige. Verranno poi rispettate tutte le norme di sicurezza e distanziamento: non siamo negazionisti. Invitiamo tutti, dagli imprenditori ai dipendenti alle partite Iva».

L'ex assessore e consigliere comunale, Franco Bandelli

Prosegue Bandelli: «Stiamo preparando una serie di richieste per il governo, il presidente Fvg, il sindaco e la Cciaa. Nei prossimi giorni raccoglieremo anche le firme. Le nostre sono richieste ragionevoli. Non siamo untori ma lavoratori asfissiati da regole assurde, scritte da gente che ha bisogno di supporto psicologico». Nelle settimane scorse Bandelli aveva preso parte alla presentazione della nascitura lista civica “Futura” di Ferruccio Saro e Roberto De Gioia per le comunali, ma ora precisa: «Io non faccio politica da due anni e non sono candidato da nessuna parte. Ho solo partecipato a una presentazione. In compenso sono partita Iva da 37 anni e sono solo uno tra i 24 fondatori del comitato».

Dal canto suo la Fipe regionale assume una posizione prudente per tramite del presidente Bruno Vesnaver: «Ai nostri iscritti lasciamo libertà di partecipazione, per così dire. Io forse ci andrò, forse no. In questa fase la Fipe punta a dialogare con le istituzioni per ottenere regole chiare e ferme che ci consentano di riaprire. Scendere in piazza ora è comprensibile, se si protesta civilmente. I giochi politici invece ci interessano poco». Il sindaco Dipiazza commenta: «Io sono un commerciante e sono vicino a tutti gli imprenditori in difficoltà. Mi spiace dei nuovi limiti, perché eravamo riusciti a ravvivare la città fino a sabato. Se sarà il caso andrò in piazza anch’io, ma la campagna elettorale è un’altra cosa».

Il consigliere comunale del Pd Giovanni Barbo: «Noi sosteniamo gli esercenti quando chiedono ristori congrui e tempestivi: la loro situazione è difficile, e l’ordinanza di Fedriga a ridosso della revisione delle zone ha fatto solo confusione. Continuo però a pensare che in questa fase la politica debba tenere toni bassi e non strumentalizzare». Così invece il consigliere pentastellato Paolo Menis: «Chi opera nel settore ha tutto il diritto di tenere alta l’attenzione. Chi ricopre incarichi istituzionali, così come chi si candida a farlo, dovrebbe invece evitare di soffiare sul fuoco e proporre soluzioni realistiche. Il sindaco, ad esempio, nel primo lockdown parlava di un sito di promozione del commercio, forse è il caso che se ne ricordi. Mentre la Cciaa potrebbe anche rinunciare ormai ai soldi del Parco del Mare». –

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