Niente fondi regionali a partite Iva e precari del pianeta spettacolo

Sono gli “esclusi” dall’ultima manovra da 18 milioni di euro varata dalla Regione, a sostegno delle numerose categorie penalizzate dalle nuove restrizioni Covid

TRIESTE Dall’attore Alessandro Mizzi ai tanti precari, partire Iva e codici Ateco generici del comparto spettacolo. Sono gli “esclusi” dall’ultima manovra da 18 milioni di euro varata dalla Regione, a sostegno delle numerose categorie penalizzate dalle nuove restrizioni Covid. A sollevare l’argomento sono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, cui l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, replica garantendo il massimo ascolto.

«Il codice Ateco relativo allo spettacolo riguarda unicamente gli iscritti al Registro delle imprese», afferma una nota a firma di Claudio Giacomelli, Alessandro Basso e Leonardo Barberio (Fdi): «Ma quelle attività sono svolte in gran parte da lavoratori autonomi. O da maestranze specializzate, assunte di volta in volta con contratti a termine per la durata di ciascun evento».

Di conseguenza «molti risultano esclusi pur svolgendo di fatto le stesse attività di un’impresa – proseguono i meloniani –. Ecco perché chiederemo di ampliare la platea dei beneficiari a tutti gli iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, che non abbiano superato una certa soglia di reddito e che abbiano almeno 30 contributi versati nel 2019».

Contattato per un commento, il noto artista triestino Mizzi, tra le altre cose fondatore del Pupkin Kabarett, afferma: «In effetti se si facesse così potrei usufruire anch’io del bonus. Sono un lavoratore intermittente, firmo contratti da dipendente ma a chiamata: se il teatro chiude resto a casa».

«Ho il codice Ateco giusto ma sono “soltanto” una partita Iva – racconta un musicista, Antonello Valter Sguazzin –. A luglio sono stato escluso per lo stesso motivo. Proprio per questo mi stupisce che ora si faccia un nuovo contributo con la stessa discriminante. Eppure le tasse le ho pagate. Gli unici aiuti che ho ricevuto? Due volte 600 euro, in primavera. E come lavoro di recente ho fatto due matrimoni, con la band».

Il codice Ateco giusto, appunto. Perché in ballo c’è pure un’altra questione: «Il bonus considera solo i codici strettamente attinenti allo spettacolo – racconta Silvia Comand, titolare della Backstage Srls –. Ma la mia azienda rientra nei cosiddetti “altri servizi di supporto alle imprese”. In assenza di una norma quadro, molte ditte di trasportatori, facchinaggio, allestimenti hanno lo stesso problema».

Così l’assessore Bini: «Il Fvg è tra le Regioni che hanno dato più indennizzi a fondo perduto alle categorie, oltre ad aver liberato risorse tramite bandi e scorrimenti nelle graduatorie. Stiamo già lavorando alla terza manovra a sostegno dei comparti. Il dossier “partite Iva” è sulla mia scrivania. Quanto ai codici Ateco, dettare perimetri non è facile: stiamo raccogliendo le sollecitazioni che arrivano dai singoli cittadini. Massimo ascolto». —
 

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