L’assalto dei triestini a caffè, pranzi e aperitivi nella surreale vigilia della serrata dei locali

Il “rito” dell’aperitivo prima del rompete le righe delle 18 nel pomeriggio di ieri, alla vigilia della chiusura forzata dei locali. Foto di Andrea Lasorte

Il boom di clienti in centro come in Carso non ha cambiato l’umore nero di tanti gestori, che già si attrezzano per sopravvivere con l’asporto 

TRIESTE Bar pieni fino al “gong” delle 18, tra caffè e aperitivi consumati rigorosamente seduti. E raffica di tavoli prenotati a pranzo in molti ristoranti, comprese le trattorie del Carso. I triestini hanno risposto così, ieri, alle nuove limitazioni in vigore da oggi, per effetto del parametro arancione assegnato al Fvg, che impone la chiusura dei locali e lo stop agli spostamenti fra i comuni. Ieri, infatti, ne hanno approfittato in tanti: già al mattino si era registrata la corsa alla tazzina, al drink o al pasto insieme ad amici e famigliari. Intanto, sempre ieri, gli esercenti hanno iniziato la riprogrammazione dei turni dei dipendenti, per cominciare a lavorare con l’asporto, informando i clienti anche attraverso i social. Dunque, un boom di presenze in un sabato dall’atmosfera surreale.



«La responsabilità è di ciascuno di noi, inutile che poi ci si lamenti se siamo in zona arancione o rossa, ogni cittadino deve tutelarsi e rispettare la distanza», ha risposto nel tardo pomeriggio in conferenza stampa il governatore Massimiliano Fedriga a chi gli chiedeva un commento sulla folla vista ieri in centro.

Il boom non ha rincuorato i gestori, alle prese con un provvedimento tanto pesante quanto inaspettato. «Una decisione assurda – ha commentato più di qualcuno – mentre altre regioni inspiegabilmente restano ancora gialle. Così si rischia il collasso del settore». Rabbia e frustrazione tra i titolari, alle prese anche con gli iter per la cassa integrazione destinata alle persone che nelle prossime settimane non saranno più necessarie. Pienone ieri mattina da Mug, al Caffè degli Specchi, alla Portizza, da Pepi, da Viezzoli, e a Barcola.

Le prenotazioni per il pranzo risultavano spesso inoltrate subito dopo la notizia delle nuove restrizioni. Un viavai meno vivace si è registrato nel primo pomeriggio, prima che gli affollamenti in stile natalizio, specie in centro, riprendessero nell’ultima ora di apertura, verso le 17, con l’aperitivo pre-serale, prima dello stop. E come gli angoli della città si erano riempiti velocemente, così dopo le 18 si sono svuotati di colpo, lasciando Trieste deserta, con le sole luminarie a farle compagnia.

Per molti esercenti la sensazione è che la chiusura non sarà breve, alla luce dei contagi. Qualcuno teme che l’operatività torni regolare nel 2021. Ieri i titolari hanno affidato anche ai social gli avvisi sul proseguimento dell’attività, con l’asporto, oltre a qualche riflessione sulle nuove regole. «Coprifuoco, zone gialle, arancio, rosse, prima era meglio mangiare fuori, ora è meglio dentro, fino alle 18, no facciamo le 15, ogni tre giorni a cambiare idea a colpi di Dpcm, ma avete idea di cosa vuol dire gestire un’azienda? Tra poco inizia l’ultimo servizio di questo 2020», scriveva ieri Andrea Sinico, titolare del locale Al Petes: «Ne sono quasi certo. Una cosa sicuramente la faremo. Non ci fermeremo qui. Supportateci».

Altri si appellano al buon senso della gente, ribadendo che «è molto importante che non avvengano consumazioni fuori dal locale, sia cibi che bevande», sottolineano dalla Pizzeria alla Mamola di Muggia: «A questo proposito chiediamo veramente tanto appoggio da parte della clientela, poiché potrebbero avvenire sanzioni a discapito del locale, ma anche per voi, e non per decisione nostra ovviamente». Alcuni hanno già ridotto il personale, altri valuteranno nei prossimi giorni, in base alla risposta dei clienti. I locali possono infatti lavorare solo con la consegna a domicilio o il take away. E l’orario del coprifuoco non varia: dalle 22 alle 5.—


 

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