L'educazione civica del "non contagiare"

Dal 1° settembre nelle scuole di ogni ordine e grado è entrato in vigore l’insegnamento di educazione civica. Una materia importante, non c’è dubbio, ma dallo statuto didattico piuttosto nebuloso. Infatti il legislatore non ha previsto che venisse affidata a docenti con specifiche competenze: ciò avrebbe significato assumere nuovi insegnanti, e probabilmente non si intendeva spendere soldi per questo. Si è dunque stabilito che dovesse trattarsi di una disciplina “trasversale”: con la foglia di fico dell’interdisciplinarità (parola da alcuni anni molto di moda nel “didattichese” scolasticamente corretto), si è deciso che ogni docente nella sua materia dovrà ritagliarsi un certo numero di ore per trattare le questioni di cittadinanza e Costituzione.

Si può facilmente immaginare quanto sia laborioso, complicato e non sempre produttivo per i consigli di classe dedicare tempo ed energie a disegnare collegialmente questi percorsi. Ma tant’è. Dopo molti anni di insegnamento, ho imparato a fare di necessità virtù. E allora ho pensato di improntare all’educazione civica un’attività che in realtà svolgo da sempre nelle ore di Italiano con i miei studenti del liceo: la lettura dei quotidiani.


Le cronache e i commenti che la stampa propone sulle notizie della pandemia offrono molteplici spunti in questa direzione. Quanto è successo in Cina con l’avvio dell’infezione – i ritardi nella divulgazione di ciò che stava accadendo, la comunicazione vaga e nebulosa, le ritorsioni contro i medici che avevano provato a mettere in guardia i governi locali e quello centrale – ci fa capire come il Covid-19 sia un tema che ha a che fare con la democrazia e con la sua negazione. Un regime totalitario con metodi coercitivi ha avuto buon gioco ad avere ragione del contagio in tempi piuttosto rapidi. Eppure la stessa mancanza di trasparenza di cui si diceva rende legittimi i dubbi sul fatto che oggi questo Paese abbia davvero azzerato i contagi.

Ne ho discusso con i miei studenti. Anche il rispetto delle regole di prevenzione è un tema di educazione civica. Molti (non solo ragazzi) vivono male la richiesta del distanziamento interpersonale o l’obbligo di portare la mascherina, vedendo queste prescrizioni come un limite alla loro libertà. Ma un mio studente ricordava ieri, facendolo proprio, il luminoso monito del nostro Presidente della Repubblica: «Libertà non è fare ammalare gli altri». Sarebbe semplice buon senso: ma oggi sembra che quest’ultimo si sia un po’ perso.

21 - continua

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