Coop, nuova doccia gelata per i soci. Regione Fvg “assolta” anche in Appello

Un presidio del comitato dei risparmiatori delle Coop Operaie in via delle Torri. Foto Lasorte

Respinta una seconda volta la richiesta danni all’ente per omessa vigilanza fatta da 223 risparmiatori

TRIESTE La Corte d’Appello presieduta dal giudice Salvatore Daidone ha respinto il ricorso presentato in sede civile da più di 200 soci delle Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli che avevano deciso di fare causa alla Regione. Si tratta, per la precisione, di 223 cittadini (i soci prestatori erano stati 17 mila) che prima dell’emergere del disastro patrimoniale avevano depositato i loro risparmi nella cooperativa. Non potevano prevedere la bufera che avrebbe investito loro e migliaia di famiglie triestine e friulane nel 2014 quando scattò l’indagine della Procura che fece emergere una perdita di oltre 32 milioni di euro e il dimezzamento del patrimonio sociale.

Dopo l’istanza prefallimentare e il concordato liquidatorio i soci prestatori avevano appreso di aver perduto circa il 20% delle somme depositate, mentre il resto era stato congelato fino al recupero delle somme dalla liquidazione dei beni aziendali, attualmente ancora in corso.


Assistiti dall’avvocato Mario Reiner, i soci avevano deciso di avviare un’azione giudiziale nei confronti della Regione, che aveva respinto ogni responsabilità nell’azione di vigilanza e controllo delle cooperative regionali. Secondo i soci da parte della Regione erano mancati un’attenta vigilanza e un tempestivo intervento nei confronti degli amministratori delle Coop, anche dopo che la situazione finanziaria era stata portata a conoscenza del Consiglio regionale da una serie di interrogazioni.

Alla Regione i 223 soci avevano chiesto di risarcire il danno causato da quella che ritenevano una mancata vigilanza. In primo grado, nel marzo 2019, era stata accolta la tesi difensiva delineata dal pool di avvocati della Regione e la richiesta di risarcimento era stata respinta.

Ora è arrivata la nuova doccia fredda: ricorso respinto in secondo grado. Ecco, in sintesi, le motivazioni della sentenza. I soci non possono lamentare alcun danno attuale, perché la procedura di concordato non è ancora finita, né è stata ultimata la liquidazione dei beni. La Regione non ha alcuna responsabilità perché le revisioni sono state eseguite da soggetti a ciò deputati (ovvero revisori iscritti ad apposito albo) e, si legge nella sentenza, «non poteva sindacarne il risultato». Caustico il commento dell’avvocato Reiner: «Chi deposita il proprio denaro nelle casse delle cooperative è avvisato, lo fa a proprio rischio e pericolo. Il conto corrente in banca renderà poco o niente, ma almeno è garantito dallo Stato, per legge, fino a 100 mila euro, mentre il deposito in una cooperativa può sparire dall’oggi al domani, e nessuno si farà carico di risarcire i disgraziati che avevano creduto nella mutualità e nella vigilanza delle istituzioni».

«Evidentemente – aggiunge il legale a proposito della sentenza – non è stato considerato un danno, per i soci, il fatto di non aver potuto disporre dei propri risparmi depositati alle Coop per diversi anni né la certezza di non poter più recuperare il 20% di quanto prestato confidando nella correttezza dei controlli della Regione». —


 

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