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Droga a Opicina, in un'agenda pusher e fornitori

La casa della droga a Opicina (Lasorte)

Investigatori al lavoro nella casa del "grossista". Alcune delle piste portano ai Sert di San Giovanni e Monfalcone

TRIESTE Una casa quasi anonima di via degli Alpini, in mezzo alle eleganti villette di Opicina. L’eroina, e tanta, nascosta dentro l’abitazione. In un mobile, i soldi: 20 mila euro in contanti. All’interno di un cassetto ecco un’agenda con segnati nomi, numeri di telefono e somme di denaro. Nomi di fornitori e di pusher che spacciavano parte della droga – si scopre ora – anche al Sert di Monfalcone, cioè proprio nei luoghi dove vengono assistiti e curati i tossicodipendenti. Ma l’attenzione degli investigatori è focalizzata pure al Sert di Trieste. Gli agenti del Nucleo di Polizia giudiziaria della Polizia locale del capoluogo, coordinati dal pm Massimo De Bortoli, ieri sono tornati a Opicina. Hanno perquisito nuovamente l’abitazione di via degli Alpini dove lunedì sera erano stati rinvenuti soldi e stupefacenti.

La casa è al civico 99: è lì dunque, dopo l’arresto di un tossicodipendente pizzicato in via di Prosecco con 30 grammi di eroina nelle mutande, che gli investigatori hanno scoperto il giro di droga. Il giro si consumava sotto gli occhi ignari dei residenti di Opicina. In quella casa al numero 99 di via degli Alpini vive il “grossista”, il quarantanovenne triestino che lunedì era stato trovato in possesso della roba: ben 300 grammi di eroina e 200 grammi di marijuana. Si chiama Dean Skerlavaj, è finito in carcere. Il tossicodipendente fermato dagli agenti in via di Prosecco è invece il trentunenne monfalconese Davide Polo. Il giovane aveva appena acquistato le sostanze (negli slip, oltre all’eroina, aveva anche alcune dosi di marijuana) da Skerlavaj. Gli agenti avevano notato Polo uscire dall’alloggio di via degli Alpini con passo svelto e nervoso. E lo avevano bloccato.

La Polizia locale non era in quella zona per caso. Aveva avuto una soffiata da un vicino che si era insospettito di quello strano viavai nei dintorni dell’abitazione di Skerlavaj e aveva fatto una segnalazione alle forze dell’ordine. Polo è stato portato in caserma a Trieste, nella sede di via Revoltella. È lì che è spuntata la droga tenuta nelle mutande. A quel punto, con quella prova in mano, è scattato il blitz in via degli Alpini 99. Cioè dove il trentunenne l’aveva presa. L’agenda rinvenuta nella casa del grossista è una fonte preziosa per ricostruire la rete di contatti di Skerlavaj. È la sua contabilità. Con tanto di nomi e numeri. L’indagine adesso apre vari filoni investigativi. Soprattutto quello che porta dritto al Sert di Monfalcone. Perché l’eroina smerciata dal grossista di via degli Alpini veniva poi spacciata anche lì.

È questo che emerge dall’inchiesta. Ma nei giorni scorsi una ragazza, pure lei fermata con dell’eroina addosso, aveva detto agli investigatori di averla acquistata da dei pusher incontrati al Sert di Trieste. Nella struttura dell’ex Opp. Sia il triestino Skerlavaj (difeso dall’avvocato d’ufficio Massimo Scrascia) che il monfalconese Polo (avvocato di fiducia Raffaele Mauri) sono stati interrogati dal gip Massimo Tomassini. Il giudice ha confermato per Skerlavaj il carcere e ha disposto per Polo i domiciliari. Il grossista sostiene di aver trovato i 300 grammi di eroina per puro caso, durante una passeggiata in Carso.—

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