Quando la letteratura ci educa alla libertà 

TRIESTE C’è qualcosa che unisce un docente ai suoi alunni, al di là delle circostanze contingenti, che possono essere più o meno facili. È la materia che l’insegnante trasmette, o cerca di trasmettere come può. Nel mio caso questa disciplina è la letteratura. Mentre nel mondo “reale” infuria la pandemia e siamo tutti preoccupati per quanto sta succedendo, mi chiedo: qual è il senso dell’atto di leggere e commentare con i miei studenti, ogni mattina, le pagine dei grandi autori? Perché insegniamo letteratura? Qual è il significato di questa disciplina a scuola?

Sin dall’alba dei tempi, nella nostra specie c’è stato un bisogno, di tipo antropologico, di raccontare e di farsi raccontare delle storie, per comprendere noi stessi e la realtà attraverso le parole. Nutrendoci delle pagine che ci parlano delle vite di altri, possiamo più facilmente diventare narratori della nostra, trovare le parole per dire, e dunque interpretare, quanto ci accade.


Penso che se noi docenti non ci poniamo per obiettivo la civiltà, e dunque non infondiamo ai ragazzi il senso profondamente umano della ricerca letteraria, rischiamo di trasformare anche i discorsi più alti in specialismi autoreferenziali.

Iosif Brodskij ha identificato il compito civile e politico (nel senso alto di costruzione della “polis”) della trasmissione del patrimonio letterario alle nuove generazioni: «Poiché non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze in un mondo migliore, poiché tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell'altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura sia l’unica forma di assicurazione morale di cui una società può disporre: che essa sia l’antidoto permanente alla legge della giungla: che essa offra l'argomento migliore contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini con la delicatezza di una ruspa, se non altro perché la diversità umana è la materia prima della letteratura, oltre a costituirne la ragion d'essere».

Il grande poeta russo, Nobel per la letteratura nel 1987, parla qui della letteratura come di una sorta di “educazione al senso di umanità”, non dogmatica, non ideologica, non coercitiva: in definitiva, un’educazione alla libertà. La letteratura suggerisce una saggezza che invita ad andare a fondo alle cose, alle questioni, a non accontentarsi delle risposte facili, banali, superficiali, che anche oggi certa politica, propensa per ragioni di interesse di parte a cavalcare i problemi della gente, troppo spesso tende a suggerire.

20. - continua

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